25/11/2006

intervista: NUUMAK

Reduci dalla grande vittoria nella finale nazionale ,al Kindergarten di Bologna ,del “Global Battle of The Bands”(un concorso internazionale che
vedrà sfidarsi numerose band provenienti da tutto il mondo)i
NUUMAK si preparano per la finale di Londra e per l’uscita imminente del loro disco autoprodotto. Li abbiamo raggiunti per intervistarli davanti alla perfetta scenografia di palazzo dei Papi,ma visto dal retro:


1°)    Tra non molto partirete per rappresentare l’Italia nel prestigioso Astoria di Londra:sono pochissimi i gruppi indipendenti che nel nostro paese possono vantare di aver raggiunto un simile obiettivo. Vi aspettavate di arrivare a tanto?

(Manolo) Avevamo fiducia in noi stessi e nelle nostre capacità. L’unico timore era che i fonici non riuscissero a tirare fuori il nostro vero suono: il metal è un genere difficile da gestire,specialmente il nostro che utilizza ampiamente sintetizzatori. Questo è stato un problema che ci ha preoccupato già prima di iniziare,ma per fortuna la giuria è stata intelligente,ha capito cosa stavamo facendo e,apprezzando il nostro spettacolo,ha determinato il felice esito.

2°)    Proprio a proposito dei fonici,spesso in questi concorsi è l’elevato numero di partecipanti nella stessa serata che rende difficile esprimersi al meglio ad ogni singolo gruppo. Nonostante l’incredibile risultato,c’è qualcosa che avreste cambiato nell’organizzazione?

(Manolo) Di fonici preparati purtroppo ce ne sono pochi,e quei pochi-non so perché - non riescono a lavorare. Il problema non sta nell’organizzazione,perché già la possibilità di far esistere una manifestazione così non è cosa da poco. Il problema è sempre il solito,il classico: L’Italia purtroppo non dà nulla alla musica,specialmente a quella indipendente. Per questo i soldi per allestire le serate erano pochi,e noi che facciamo metal ci siamo ritrovati a suonare con un piccolo Fender da 15 watt che sotto le nostre chitarre sputava sangue!
 (Bruno) Ma poi basterebbe davvero poco: un mixer digitale,un po’ più di sound check…ma alla fine è sempre tutto vincolato dal prezzo della strumentazione, anche se in fin dei conti questo influisce su band dal set più complesso;ad un trio acustico non cambierebbe quasi niente

3°)    Siete rimasti in buoni rapporti con le altre band che hanno partecipato?Avete guadagnato contatti?

(Manolo)E’ una domanda a cui spero di rispondere ad ogni intervista futura. Questo è il problema principale dell’Italia: i musicisti in gran parte sono tutti dei coglioni. E’ inutile star lì,nei concorsi,ad inasprire con cattiveria le ostilità uno contro l’altro,anche perché una rivalità del genere su chi è il più bravo non ha senso. Tra i molti gruppi che abbiamo incontrato, una buona parte erano i classici italiani rosiconi e malevoli che badano a queste cazzate. Con altri invece,più intelligenti,siamo rimasti in buoni rapporti e ci siamo scambiati cd,e-mail e contatti,cosicché sicuramente nasceranno nuove situazioni da questi incontri. E’ così che dovrebbe funzionare.



4°)    Pensate che la vostra musica abbia più possibilità di essere apprezzata all’estero o anche in Italia?

(Manolo)Naturalmente abbiamo pensato fin da subito di guardare all’estero,visto come vanno le cose in Italia. Però,considerando i commenti entusiasti delle giurie(solo una piccola parte delle quali ascoltava metal)e la calorosa risposta del pubblico,pensiamo che anche in Italia andrà bene.
(Fabrizio Batteria)Sarebbe ora che qualcosa cambiasse;non è  più possibile sopportare chi fa musica scadente e commerciale,così vuota e priva di sentimenti,sfruttandola solo per guadagnarci soldi... non è per offendere la musica,è rivolto solo a chi sfrutta la stessa per trarci soldi e basta…
(Manolo)…quando c’è gente che si spacca le ossa per suonare!


5°)    Oltre al “Global Battle of th Bands”,che ambienti avete trovato finora fuori Viterbo?

(Manolo)Freddo a Roma e nel Lazio in genere, sia nei locali che tra i gruppi per i motivi elencati sopra. Più accogliente fuori (Bologna,Pescara soprattutto…) a partire dai gestori dei club. Certo devi prima guadagnarti la loro fiducia, ma è un fatto innegabile che fuori di qui ci sia molto più calore e disponibilità.  E’ un problema provinciale.

6°)    Quindi è vero che a Viterbo non c’è spirito di collaborazione tra  i gruppi?Cosa manca e cosa si potrebbe fare?

(Manolo)In passato abbiamo cercato di organizzare concerti e coinvolgere altre band,sempre nei limiti del possibile perché come è noto le istituzioni non concedono in alcun modo sostegni. Ma quello che è più difficile è guadagnare il riscontro dei ragazzi: nessuno cerca collaborazioni,si sentono tutti delle star ed io non riesco a spiegarmi perché. Quindi,anche se uno vuole,è difficile perché la collaborazione manca. Eppure questo,in fondo, sarebbe il trucco del mestiere. Noi siamo sempre disponibili a lavorare in questo senso,non ci interessa essere malevoli verso nessuno. Quindi,in futuro cercheremo ancora di organizzare nella zona concerti il più possibile belli e numerosi e chiameremo tutti. Collaborare è nell’interesse di tutti,e la musica stessa prima o poi abbandonerà chi non avrà cambiato mentalità.

7°)    Parliamo proprio della musica. Quali sono state le vostre precedenti esperienze come singoli musicisti e cosa è cambiato tra prima e adesso?

(Fabrizio Batteria) La cosa che è maggiormente cambiata è la grande serietà che in questo gruppo tiene uniti tutti i musicisti e la volontà di suonare per uscire e farsi sentire,mentre prima si era più confinati nell’ambiente di provincia
(Fabrizio Eddy Basso)Io derivo dal rock,dal punk,da altri generi insomma. Questa esperienza è nuova per me,come la serietà:tutti crediamo nella stessa cosa,il lavoro è preciso e portato avanti con grande piacere ed affiatamento. Non ci sono le classiche cazzate che solitamente si frappongono nelle band che poi si perdono per strada. Molti ci hanno elogiato per il nostro feeling. Mi reputo fortunato di stare qui.
(Marco) Io ho cominciato come batterista,questo è il primo gruppo in cui suono la chitarra anche se già da molti anni studiavo la chitarra classica. Qui è cambiato tutto. Prima eravamo ragazzini che si ritrovavano a suonare perché non sapevano cos’altro fare,e tutto andava bene. Anche gli altri gruppi che ho avuto non conoscevano questa serietà, non si vedeva un domani. Qui sono cambiati i ritmi (si suona molto di più e con piacere),i fini,perché la musica ora è al primo posto, e la professionalità che abbiamo appreso dal grande bagaglio di Manolo. Con lui per esempio abbiamo imparato cosa vuol dire affrontare una vera sessione di prove. Quando siamo sul palco,anche se non si sente nulla, io sono tranquillo  perché posso fidarmi di tutti gli altri membri, ognuno sa cosa deve fare e va per la sua strada. Per farti un esempio,pensa che per il disco Fabrizio ha registrato le batterie tutte di seguito e senza tracce-guida, solo con il metronomo.
(Bruno) L’ultimo gruppo in cui ho suonato erano gli Shine On,amabile cover band dei Pink Floyd! Ma ad un certo punto mi sono domandato : mi sarò stufato di suonare cover?!Da lì si inizia a scindere, se quello che fai è semplice divertimento o qualcosa di più. Inoltre ho avuto un’esperienza con dei ragazzi di Capranica (i Veg), con cui sono ancora in contatto.
Nel corso del tempo sono retrocesso sempre più alle macchine,e ai sintetizzatori. Fino a che Manolo,il filo conduttore di tutto,non ha insistito perché mi unissi all’allegra compagnia…è davvero molto bello, in primis per l’amicizia , e poi per la sensazione di essere capiti…
(Manolo)Io posso dirti che il progetto Nummak sono circa 12 anni che doveva nascere. Non so se tu hai visto il video di “Wild Boys” dei Duran Duran…io ero piccolo,facevo le elementari. Da lì mi sono detto : io suonerò .Sembra banale dirlo ma non lo è, perché io da lì ho cominciato a capire come doveva veramente funzionare un gruppo. Ed è iniziato l’iter , prima da autodidatta , poi suoni sempre di più , incontri tanta gente…ma c’è sempre qualcosa che non va, suoni ma non fai musica, c’è qualcosa che non quadra…
 già prima noi avevamo avuto qualche esperienza insieme, tranne che con Eddy che è entrato nuovo di zecca nel progetto. Il sacrificio è stato ed è tanto: economicamente , fisicamente , mentalmente. Mi sono trovato tanti anni senza persone con cui suonare, o con gente che ho voluto incontrare ,più o meno bravi tecnicamente, ma tutti peccavano in qualcosa. Ho dovuto dire di no a molti amici,perché abbiamo visto quali erano le nostre strade e non convergevano. Alla fine è importante che tu abbia bene in testa quello che vuoi creare,e poi vedere cosa sono disposti a fare altri musicisti per il progetto che hai in mente. C’è stata gente per esempio che ha detto  a Eddy (Fabrizio,basso) che non era adatto per noi. Ma chi erano loro per dire questo? Fabrizio è uno che lavorava ogni giorno 10 ore dentro una pozzanghera di fango e poi VENIVA A FARE LE PROVE,tutto sporco. Fabrizio il batterista lo stesso : sta ore in saletta , si esercita continuamente per dare il massimo. Con Marco facevamo le prove fino alle due del mattino,ed alle tre doveva andare a lavorare al forno fino al pomeriggio,dormiva un po’ e poi di nuovo in saletta. Noi non abbiamo molti soldi,ma lavoriamo tutti per migliorare la strumentazione che sul palco contribuisce a fare la differenza,abbiamo lavorato anche per acquistare un furgone. La maggior parte dei gruppi si perde anche solo per affrontare uno di questi problemi. Allora non puoi dire di avere veramente un gruppo. Questo fa sì che lo standard medio qualitativo dei gruppi italiani sia piuttosto basso. E’ stato difficile, ma alla fine ce l’abbiamo fatta ad avere una formazione degna di tal nome.

8°)    Ciò che caratterizza le vostre sonorità,oltre ai potentissimi power chords ribassati, è l’utilizzo di ampie aperture elettro-sinfoniche di chitarre sintetiche con il sostegno dei sintetizzatori .Siete fedeli a dei canoni o siete completamente liberi nella sperimentazione?

(Manolo) E’ inutile nascondere che queste sonorità basse le abbiamo ascoltate nei Korn, ma ci sono anche altri gruppi che sono venuti prima di loro. Ma non è copiare , piuttosto studiare quello che altri fanno e rielaborarlo da soli. Da tre anni abbiamo una pedaliera che tutti buttano perché costa meno di altre,ma questo non significa nulla. Ci siamo messi sotto, abbiamo cercato di capire quali possibilità avevamo , provato e riprovato, e sono uscite fuori queste sonorità che abbiamo voglia di approfondire in futuro con nuova strumentazione ,appena ci sarà l’opportunità economica. Abbiamo molto lavorato anche sul dark, che non è il dark dei Cure o dei Depeche Mode ma quel lato ombroso che è in ognuno di noi e che ognuno tira fuori a suo modo. Anche Deftones e Tool sono dark in un certo senso. Questi gruppi riescono a capire cosa hanno dentro e per questo lo comunicano. Per fare questo, tecnicamente parlando,servono i suoni. Con l’ingresso di Bruno,quindi computer e Synth,il livello sicuramente aumenterà. Per quanto riguarda le distorsioni,anche lì abbiamo testato molto (Marshall,Engl,VHT,Peavey) e non ci siamo affidati ciecamente ai paradigmi quali Mesa Boogie. Alla fine abbiamo optato per questo tipo di suono ricco di medie,lavorabile sui bassi,molto potente. E poi le sette corde. Non perché le hanno anche i Korn,ma perché abbiamo capito che con quel tipo di suono potevamo esprimere certe cose. E questo cambierà ancora,perché ho sentito che con 8 corde si può fare ancora di più(vedi Meshuggah).Si può dire quindi che noi abbiamo fatto scuola da varie grandi band,che sono tuttora nostre ispiratrici quando cerchiamo di capire cosa hanno fatto. Ma non si può dire certo che li copiamo. In Italia siamo indietro e dobbiamo correre,il confronto di qualità con l’estero è incalzante.


9°)    Anche visivamente i vostri concerti sono molto potenti .Quanta importanza ha lo spettacolo in un  live?

(Manolo)Certo anche qui ci portiamo dietro cose (per il look) che ci hanno molto colpito fin da piccoli e questo
,unito  perfettamente alla musica,ci permette di esprimerci esteticamente così (lunghi abiti neri,catene e borchie  stile cenobita di Hellraiser …ndi) . Io ho impiegato molto tempo per capire che mi piaceva indossare questi abiti lunghi scuri tipo gonne,ma è del tutto naturale e deriva un po’ da tutti gli idoli che abbiamo avuto fin da bambini
(Fabrizio Eddy )Le “scenografie” e i movimenti , come il trucco, sono del tutto spontanei. Seguono semplicemente la potenza della musica.
(Manolo)Bruno deve ancora un po’ sciogliersi con noi,ma sono contento di averlo “catturato” perché credo che questo posto lo stesse chiudendo troppo e che la musica si stesse veramente perdendo qualcosa senza di lui. Con quell’  abito lungo e scuro sembra Jack Sparrow…
(Fabrizio Batteria)…o Capitan Harlock! (ridono tutti ndi)!

10°)    Il vostro disco “Shout”, che uscirà a breve, è interamente autoprodotto. E’ stato determinante collaborare con tecnici preparati(l’esperienza di Bruno come fonico,la grafica…),insieme ad una buona strumentazione,ai fini di ottenere un prodotto di qualità(dalla registrazione all’artwork)?

(Manolo)E’ stato fondamentale. Mi stanno sul cavolo quelli che semplificano radicalmente tutto :“se sai suonare,per farlo ti bastano due cose”. Si,puoi farlo,ma non può certo rispecchiare ogni esigenza. Io vado a suonare metal ad un concorso,con una chitarra ribassata a 7 corde, e mi ritrovo a farlo con un ampli fender da 15 watt! Chi sostiene questo deve andare semplicemente a cagare…
(Marco)…anche perché è fondamentale affinché tutto sia spontaneo. Se io mi sento bene sul palco ed anche sotto si sente bene,il musicista si carica ed anche al pubblico arriva la botta. Quando mi muovo sul palco è perché sento l’aria che si sposta,la vibrazione dei coni. Devo tenermi in equilibrio (risate ndi)!
(Bruno)Parlavamo prima delle loro pedaliere (la GT8 della Boss).Sappiamo tutti che non è una gran pedaliera,ma posso assicurare che nel loro caso è sfruttata al 110%. Magari c’è gente che si compra migliaia di euro di attrezzatura ma poi ci fa ben poco. Il disco è stato registrato con 20 ore ,completamente “in casa”. Sarà interessante poi fare il confronto con chi spende tot utilizzando uno studio. Abbiamo detto che la strumentazione è molto importante,ma anche che con pazienza e lavoro si può sfruttare al meglio anche quel poco che si possiede. Ci vuole la famosa tigna del tuscio (risate ndi)!

11°)    Come pensate di promuovere il disco?

(Manolo)Siamo intenzionati a mandarlo in giro il più possibile,anche ad etichette,e di valutare le proposte,che speriamo siano tante…
(Bruno)…ma si pensa anche ad altre opzioni,per esempio alla pubblicazione indipendente…per ora concludiamo,poi si vedrà.
(Manolo) La cosa importante è stata sfogarci per bene. Sentire in ottima qualità le tue idee realizzarsi concretamente,qui a Viterbo, è una gioia per il cuore!
(Fabrizio Batt) Sei contento dentro.
(Marco)Siamo davvero contenti di emergere da una situazione del genere,dove il sindaco di Viterbo è arrivato perfino a dire che non intende promuovere la musica rock perché genera violenza!(il riferimento è alla scorsa notte bianca ndi)
(Manolo) Si,è una grande soddisfazione,specialmente in questo posto che non ti dà per nulla possibilità di esprimerti come vorresti,il lavoro ti uccide,i soldi mancano sempre…è uno stress continuo.
I Nuumak dicono questo:se le cose dovessero andare davvero bene e avremo i classici monumenti di soldi,anche se è banale ma veritiero dire che non lo facciamo per soldi,apriremo una scuola gigantesca,fatta bene e per tutti,a spese bassissime,dove chiunque abbia davvero la POSSIBILITA’ di mettersi alla prova,almeno per un giorno. Qui c’è gente  stressata che un tempo si è vista negare la possibilità di fare quello che voleva ed oggi si impegna in tutti i modi a tagliare le gambe a chi lotta per farlo. Questo discorso non vale solo per la musica,ma per l’arte in generale: se un insegnante vede che potresti diventare migliore di lui cercherà di ostacolarti,perché teme di perdere il lavoro.  Se volessimo considerare l’arte come un’entità personificata, dovrebbe prendere a calci in culo molte ma molte persone per come la stanno trattando.


12°)    Per concludere,cosa vi aspettate dalle serate di Londra?

(Fabrizio Batteria)Di incontrare gente sincera che ama veramente suonare,e non sempre e solo rivali ostili ,per poter parlare di musica anche nelle più piccole cose.
FORMAZIONE(da sinistra verso destra):

Ronconi Marco (Chitarra)
Deiana Manolo (Chitarra - Voce)
Carlini Bruno (Sintetizzatori,Sound Engineer)
D'Eletto Fabrizio (Basso)
Di Martino Fabrizio (Batteria)


di FormicaLogorroica at 00:38:00 6 Commenti

11/11/2006

Sonic Youth:Daydream Nation (1988)

Questa rubrica si apre con il disco che le dà il titolo:Daydream Nation(1988),il capolavoro dei dinosauri newyorkesi dell'indie;figli prediletti della no-wave,eredi dei baccanali strumentali dei loro conterranei Velvet Underground e fedeli all'etica dissacrante e nichilista del punk,i Sonic Youth si imposero ad un vasto pubblico e cominciarono ad entrare nell'orbita mainstream dopo la pubblicazione di questo doppio album(il sesto).
Daydream Nation,il sogno americano visto dall'altra parte,in cui si scorgono allucinati inferni metropolitani,tetro disagio esistenziale,lisergici degradi psichici,anime alienate e dissociate ma non per questo meno attive:"I wanted to know the exact dimensions of hell",canta(?) algida Kim Gordon in "The Sprawl".
Daydream Nation,distacco nichilistico e dura critica sociale,dove l'avant-garde rumoristico delle precedenti esperienze si fonde con una cristallina sensibilità per la forma-canzone pop/rock in un equilibrio perfetto.Fin dall'inizio,"Tennage Riot" mostra trame di rumore sinfonico,accordature aperte ed una devastante energia punk rock che rende questo incipit un vero inno di protesta.I brani si alternano in sequenze musica-rumore-musica delineando successivamente,tra percussività ritmiche ossessive e taglienti riffs("Cross the Breeze","The Sprawl") complessi e compatti muri sonori eretti da vorticose e mirabili dissonanze di chitarre esasperate che sfociano in vere e proprie cavalcate noise isteriche ed avvolgenti("Silver Rocket","Rain King" su tutte) che non mancano mai di sfumare in disincanate destrutturazioni (nella trilogia finale:"The Wonder","Hyperstation") o in riprese sbafate del tema principale ("Total Trash",le ballate garage-rock "Eric's Trip" e "Hey Joni").Ma è nella voce atona,persa e gelida delle litanie di Kim Gordon ed in particolare nei furiosi e lancinanti fendenti chitarristici ("Kissability") e nella violenza punk-hardcore(l'ultimo episodio della trilogia finale,"Eliminator Jr") che il Chaos Sonico raggiunge un'incisività massacrante ed inonda il cervello della sua armonia."Candle" è il singolo che si pianta in testa e si fa paradigma degli ingredienti che hanno reso i Sonic Youth  un gruppo fondamentale e tra i più imitati nell'indie degli ultimi 20 anni,mentre "Providence"  è un breve ed evocativo divertissement sperimentale che vede Thurston suonare il pianoforte(registrato con un walkman) in un'atmosfera da temporale atlantico.Appartenenti alla New York della contro-cultura intellettuale e delle gallerie d'arte d'avanguardia,la Gioventù Sonica ama disseminare citazioni extra-musicali tra le sue acide jam( "The Sprawl" si riferisce agli inqiuetanti scenari futuristici dello scrittore cyberpunk William Gibson,mentre "Eric's Trip" è ispirata da un monologo all'LSD del film "Chelsea Girls" di Andy Warhol).
I Sonic Youth hanno continuato fino ad oggi a seviziare gli strumenti dilaniando ogni confine sonoro in maniera sempre un pò diversa ad ogni tappa della loro lunga carriera,ma restando comunque fedeli ai dettami tracciati in quest'opera.In ogni storia dell'uomo esistono degli spartiacque che non possono essere ignorati se si vuole comprendere bene la situazione del presente.I Sonic Youth e Daydream Nation sono uno di quelli."
di FormicaLogorroica at 15:16:00 Commenta:

07/11/2006

LONDON CALLING NUUMAK

"Da Viterbo,i Nuumak salgono la vetta nazionale del "Global battle of the bands" al Kindergarten di Bologna.Londra chiama."

Non breve il viaggio in furgone con la band,molte le deviazioni per raccogliere amici e sostenitori sparsi un pò qua ed un pò là per L'Italia lungo il percorso.Tutto per un quarto d'ora di live adrenalinico,comunque vada.Già vincitori su sei gruppi della serata al Traffic di Roma del concorso internazionale "Global battle of the bands",che ha visto sfidarsi per l'Italia più di 50 formazioni in numerose serate in giro per il nostro paese,i Nuumak sono diretti alla finale nazionale del Kindergarten di Bologna.Il locale è un ampio ambiente ricavato da quella che si intuisce dovesse essere una fabbrica,di cosa non si sa.Robert Smith,Syd Vicious,David Bowie ed altri illustri personaggi ti accolgono all'interno salutandoti calorosamente da 2 metri x 4 di stampe a colori  appese ai muri ed alle ampie vetrate  ,ingrigite dalla Bologna industriale che si snoda tutt'attorno.I cessi sono belli,decorati di una accesa estetica indie-punk,hanno persino il bidet.Fantastico.La bionda e vispa fonica sta sudando dietro la console per il check degli House of Shakira,una sorta di Europe/Bon Jovi borchiati  e boccoluti,dalla Svezia.Saranno il gruppo della serata,ma prima tocca alle 8 bands in lizza  per la sfida finale di Londra.
Perché l'organizzazione di questi concorsi,nonostante l'apparente bontà degli scopi(tra cui  vi sono inevitabilmente anche i locali che devono tirar su pubblico),sembra voler fare di tutto  per mettere tecnicamente in difficoltà i concorrenti è un mistero..Otto gruppi,appena tre canzoni a testa(un quarto d'ora scarso) e niente sound check.Che se vogliamo fare un paragone,è  quasi come chiedere a Valentino Rossi di portare la moto bendato.Sic stantibus rebus,la posta in gioco è comunque appetibile e la possibilità di esibirsi a Bologna è stata già una vittoria e l'occasione di fare una bella esperienza.Il primo gruppo che compare nel gabbione che cinge il palco del Kindergarten ha sonorità e look new-wave,tra gli Smiths ed i contemporanei Interpol,ed una forte vena elettro-pop.Non sono niente male,e la batteria elettronica offre quadrature precise ed interessanti.I secondi,ben più anziani,propongono un blues-hard rock di stampo "sudista" con tanto di cappelli da gringo.Godibile,ed anche entusiasmante sarebbe se all'uscita del locale trovassimo il cielo sempre blu d'Alabama e non l'umida notte industriale di Bologna.I Nuumak arrivano per terzi.Si presentano come sempre ricordando negli abiti i cenobiti infernali di Hellaraiser
.Perfetto costume per una ben ponderata e solida architettura musicale.Inizialmente ci sono problemi,la testata toccata in sorte a Manolo ( voce-chitarra) non vuole farsi sentire ed i musicisti  danno segno alla bionda-fonica che sul palco è l'entropia dei suoni.Inevitabile,come si spiegava sopra.Ma l'energia e la voglia di suonare c'è,anche al buio,ed i Nuumak mostrano la loro massiccia tempra tirando fuori un sound granitico,vero metallo duro ed arcigno accompagnato  dall'impatto visivo del chitarrista-colosso Marco in pieno head-banging e dal canto melodico alternato al growl ruvido e rabbioso di Manolo,la cui immagine a tratti ricorda l'urlo dell'angelo incatenato di St.Anger dei Metallica.Molto suggestivo.Il basso sfuma lo zoccolo duro con vene dark senza spostare il baricentro grave(basso a 5 corde,chitarre a 7 corde) mentre il sintetizzatore di Bruno e gli altri suoni sintetici,che in maniera alternata assumono le chitarre,aprono orizzonti melodici ed aperture avvolgenti anche nelle esplosioni più veementi.Fondamento di questo muro una batteria solida e precisissima,a sugellare un sound ed un'attitudine matura,un dark/death/nu metal tra le cui influenze possiamo riconoscere Korn,System of a Down,Slipknot,le ferraglie post-industriali abbandonate sotto i tratti più decadenti delle mura medievali di Viterbo e l'eye liner di Robert Smith.Ai Nuumak,seguono dei buoni indie-rockers che sembrano richiamare i nostrani WinterBeachDisco,poi un gruppo che rimembra una versione quasi metal e sinceramente insopportabile dei Litfiba di "Terremoto",anche se tecnicamente mostruosi,un trio metal-crossover incazzatissimo e gasatissimo ma poco convincente,un buon gruppo rock forse un pò incolore ed uno simil- Pearl Jam .
Segue il concerto dei capelluti House of Shakira,dei professionisti assolutamente fuori tempo ma divertenti e coinvolgenti.
Alla fine,il buonsenso dice che che i candidati in lotta non possano essere altri che gli Oranjet(l'elettro-pop/new wave),i Nuumak e gli indie-rockers.Il timore dell'iniquo sistema di votazione del pubblico,su cui si sono parzialmente basate le altre serate,si rivela infondato e la giuria preposta dimostra di giudicare rettamente,svelando la classifica dagli ultimi ai primi:in cima restano i gruppi che sembravano oggettivamente i migliori.La lista si assottiglia sempre più finché non restano gli Oranjet ed i Nuumak.
Incredulità,attesa,sgomento,sorrisi beffardi,speranza;orecchie attappate a non voler sentire,mani scaramantiche,mani madide di freddo sudore.I Nuumak sono vincitori.La gioia esplode inattesa.Viterbo rappresenterà l'Italia contro il resto del mondo nelle serate di Londra.Tenete d'occhio questo gruppo peché non è PER NULLA poco quello che è riuscito a fare.

Formazione:
Deiana Manolo (Chitarra - Voce)
D'Eletto Fabrizio (Basso)
Di Martino Fabrizio (Batteria)
Ronconi Marco (Chitarra)


link correlati:
http://www.gbob.com/ita/gb_view_band.asp?band=2912
http://www.musicalnews.com/articolo.php?codice=8778&sz=4
di FormicaLogorroica at 14:52:00 4 Commenti



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