29/01/2008
intervista ai MARDI GRAS (live il 1 Febbraio ai Cantieri Musicali di Vetralla)
MARDI GRAS live il 1 Febbraio ai Cantieri Musicali di VetrallaTra Irlanda e folk-rock d’autore, la prima data del loro Travellin’ Band Tour 2008- intervista alla band romana
di Carlo Sanetti
Mardi Gras è il carnevale di New Orleans nonché l’ultimo lavoro dei Creedence Clearwater Revival. Mardi Gras è anche il nome di una band romana in circolazione sulla scena indipendente italiana e internazionale da diversi anni. Le loro coordinate, partendo da un’anima da buskers irlandesi, si muovono tra i ’60 americani, il country ed il folk-rock venato di blues intimista che ricorda le ballads di Dylan, Tim Buckley e Nick Drake, ma interpretate da una toccante voce femminile che ha le sue radici in Janis Joplin e Grace SLick dei Jefferson Airplane, avvicinandosi alla più recente Cat Power. Originariamente un duo, composto da Silvia “Six” Olivares (voci – chitarra) e Fabrizio Fontanelli(chitarra), il gruppo ha alle sue spalle diverse autoproduzioni a partire da un primo demo, “The Moon EP”, uscito solo in Irlanda, seguito dall’EP ballads del 2001 ed infine dal primo vero e proprio disco nel 2006, in formazione completa, intitolato “Drops Made” , a cui ha avuto seguito un tour irlandese.
La loro formula è calma e semplicità acustica che sa arrivare diretta ed incisiva, utilizzando toni pacati che sanno convogliare su strade emozionali avvolgenti.
La sensazione è quella di guardare il mondo dalla propria prospettiva interiore, come da dietro una finestra una strada che svanisce in un incerto bianco brumoso di un giorno di leggera pioggia, “a picture in grey that is fading away” ( da “The Wait”, in “Drops Made”).
Una costruzione essenziale e coinvolgente che fa del pop e del folk d’autore il suo punto di forza, richiamando il blues e i sixties con sapiente dosaggio di malinconia e ammiccamenti hippie.
Dopo il già citato tour irlandese e numerosi passaggi e segnalazioni positive non solo nel circuito indipendente italiano, ma anche all’estero (come la scelta di un loro brano per “Songs of The Times”, sezione speciale del sito ufficiale di Neil Young dedicata alle canzoni di pace e di protesta),
i Mardi Gras cominceranno il loro Travellin’ Band Tour 2008 a partire dai Cantieri Musicali di Vetralla, venerdì primo febbraio.
Qualche domanda rivolta direttamente a loro potrà essere utile a conoscere meglio questa formazione che avremo l’opportunità di vedere live nel viterbese:
1) Da dove nasce la vostra passione per questo tipo di folk-rock acustico dalle radici americane?
Fabrizio: nasce dai nostri ascolti, dal rock anni 70, dalla musica soul, dalle voci irlandesi che io e six adoriamo, e poi la voglia di melodia diretta sentita, d altronde siamo partiti come duo acustico, giravamo l italia come due buskers..
2) Come nasce una canzone dei Mardi Gras e chi compone i paesaggi lirici così intimi ed introspettivi?
Fabrizio: Nasce dalle infinite jam sessions tra me e silvia con le chitarre e un foglio dove via via annotiamo le nostre sensazioni e dove ci sta portando la musica...nasce dai testi che scriviamo.io poi compongo sempre al contrario ovvero scrivo prima la parte letteraria e poi la musica arriva come magia adattando il testo se ce ne è bisogno...poi ultimamente mi capita di partire dai titoli delle canzoni cosa che prima mi riusciva difficile...ora abbiamo dei brani scritti da noi singolarmente, ma è bello unire le energie e viaggiare con le nostre fantasie unite...."drops made" ne è la riprova...ma amo molto cosa ha scritto six da sola...le sue canzoni nuove sono parti vitali del nostro show
3) Che legame esiste tra voi e l’Irlanda?
Fabrizio: Io e six siamo irlandesi d adozione visto il tempo che ci abbiamo trascorso....è stato naturale per noi veicolare le prime cose proprio a dublino tra gli addetti ai lavori e infatti il primo demo fu recensito dalla bibbia del rock irlandese ovvero "Hot press", la tizia Debbie si innamorò di noi consigliando addirittura i lettori di saltare su un aereo per vederci live in italia...fu un bel calcio di inizio per noi..ovvio che ci ha aiutato il fatto di cantare in inglese..certo quel demo era proprio di qualità pessima...ma si vede già traspariva qualcosa...poi ultimamente le radio e ancora hot press hanno molto apprezzato il nuovo lavoro.....il tour è stata un esperienza stupenda....
4) Roma e Dublino: che confornto fareste tra queste due capitali europee per quanto riguarda vivacità culturale ed attenzione per chi fa musica?
Fabrizio: Un paragone impossibile visto che l Irlanda è un paese giovanissimo e le energie sono incredibili..io ho vissuto con buskers e con giovani artisti che poi sono diventati di caratura mondiale come Glen Hansard (Frames) e Mundy. La cosa incredibile dell irlanda è che nascono ogni ora nuove bands e nuovi artisti e di qualità anche....roma si sta svegliando da un torpore congenito..da città dei cantautori dei 4 del folkstudio ecc a città piena di bands e artisti notevoli....basta girare su myspace e si vede l offerta romana...certo manca rispetto l irlanda lo spalleggiarsi, il mischiarsi l unire le energie, fare i tour assieme ecc...ma a volte ciò accade, da noi accade tutto con piu calma e ci vuole sempre piu tempo...su è tutto piu vivace...
5) Quali sono i motivi che vi hanno spinto ad affidarvi finora all’autoproduzione dei vostri lavori?
Fabrizio: Il motivo è che neanche abbiamo cercato delle produzioni, avevamo canzoni che volevano uscire dal nostro soggiorno o dalla sala prove e le abbiamo registrate, certo la distribuzione nazionale e americana con cdbaby ci hanno aiutato ad uscire da roma.....poi myspace le ha rimbalzate ovunque..per il prossimo lavoro vedremo cosa accadrà....di certa è una cosa...teniamo troppo alla nostra storia e alle nostre canzoni...meglio fare le cose da soli che accettare strade a noi non gradite....
6) Dopo il tour irlandese, questo tour italiano che parte da Vetralla: confidate più nell’attenzione in patria o all’estero?
Fabrizio: Chiunque ci dia l orecchio e il cuore...suoniamo per tutti ovunque c'è la possibilità...questo tour si chiama "Travellin band tour" apposta....vetralla o dublino per noi è lo stesso...stesso impegno e stessa voglia di regalare musica fatta dal cuore e dritta al cuore !
Formazione:
Silvia "Six" Olivares: voce, chitarra acustica
Fabrizio Fontanelli: chitarra acustica
Alessandro Matilli: piano
David Medina: Contrabbasso
Alessandro Fiori: batteria
Contatti:
http://www.myspace.com/mardigrasmusic
http://www.mardigrasmusic.it/
16/01/2008
Intervista a David Moretti dei KARMA/JUANMORDECAI
Intervista a David Moretti dei KARMA/JUANMORDECAI
di MARCO NICCOLAI (http://www.myspace.com/marcosinestesia)
www.myspace.com/juanmordecai
A che età è avvenuto il tuo approccio con la musica e perchè?
Papà era musicista… il primo ricordo che ho è seduto sulle sue ginocchia mentre cercavo di seguire il ritmo di Great Balls of Fire di J.L.Lewis… forse neanche 3 anni…
-Sei autodidatta o hai seguito delle lezioni?
Ho iniziato da bravo studente, preciso ma scazzato, poi la folgorazione, l’anarchia e l’auto disciplina e qualche anno più tardi, visti gli scarsi risultati, nuovamante studente.
-Oltre a "suonare la voce" e la chitarra sai suonare un altro strumento?
Malissimo piano e organi
-Con la tua band partecipi attivamente alla realizzazione delle musiche e degli arrangiamenti?
Decisamente. Ho sempre composto musica e testi. Con i Karma poi ho trovato una sintonia particolare, fatta di una scrittura istintiva.
È l’unico gruppo con il quale abbia collaborato capace di trovare arrangiamenti complessi, nati da jam session e non da scritture a tavolino. Astronotus, il nostro secondo disco, è frutto di una serie di Jam session sviluppate intorno a melodie e brani portati da me, ma completamente stravolti e inseriti in contesti sonori diversissimi da quelli originari. Quindi pochi tagli, poche prove, al massimo due o tre take. Poi molto lavoro di mix.
-C'è una vostra canzone alla quale sei più legato e perchè?
Del periodo Karma sicuramente il Cielo ed Avorio… Ero molto coinvolto in una ricerca spirituale che mi aveva portato lontano. Ricordo ancora dove ho scritto il testo e trovata la melodia di Avorio: ero a Jaisalmer nel deserto del Rajastan indiano (in Astronotus c’è un brano dedicato a questa città incredibile)… rivivo con molta nostalgia la libertà di quel periodo. La sensazione di pace e invulnerabilità…
Nel nuovo lavoro come Juan Mordecai invece è Rose, canzone intorno alla quale abbiamo letteralmente riportato in vita dopo moltissimi anni il nostro gruppo.
-Quanto c'è di autobiografico nei testi che scrivi?
La cosa che è sempre autobiografica è la musica. Intendo l’atmosfera e il suono dei colori che riesco a esprimere incastrando note ed accordi.
La scrittura è per me forse la prima consolazione a quello che provo…
I testi lo sono, ma non voglio che siano a volte troppo espliciti.
-Cosa consiglieresti a chi vorrebbe fare musica?
Di sapere che come ogni dipendenza ha il suo lato oscuro.
Può far bene a chi decide di vendersi l’anima sapere che sarà con molta probabilità un fallimento. D'altronde il rock è maledetto… ma lo si ama proprio per questo.
-Si può vivere di musica in Italia?
Beh ormai non ci muore più nessuno. In italia poi…
Dipende da come si vuole vivere…
-Al giorno d'oggi cosa ti manca di più dei Karma e di quei tosti anni 90'?
L’ingenuità e la sensazione che fosse arrivato un periodo di grande attenzione per la musica indipendente italiana.
-Cosa nè pensi dell'attuale scena musicale italiana?
Sono dei solitari. Si sfrutta il massimo e ci si adegua con molti meno problemi di coerenza e grandi ideali. Ma siamo stati noi (la nostra generazione di musicisti) a far fallire le grandi attese.
-Che rapporto hanno i tuoi familiari con la tua
professione/passione?
Complice
-Esegui dei riti ben precisi prima di salire sul palco?
No, a parte un bel bicchiere di rosso
-Quali sono le cose che eviti di fare prima di salire sul palco?
Adesso berne troppi
-Qual'è stata l'esperienza più bella della tua carriera?
Ho avuto numerose soddisfazioni, con i Karma ne ho di esaltanti, ma penso soprattutto aver potuto colaborare con i grandi musicisti che appartenevano ai miti della mia adolescenza. Ho sempre ammirato la scena italiana degli anni 70, l’unica a portare il rock a livelli internazionali: Area, Pfm, Banco…
Nel 98 mi traferii a Roma per poter collaborare a un progetto di Vittorio Nocenzi del Banco (la mano sinistra di Dio, senza di lui il moog sarebbe solo una tastierina con buffi suoni). Poi, Mauro Pagani (non credo che abbia bisogno di presentazioni) che ultimamente mi ha accolto nella sua orchestra; meraviglioso questo capodanno a Siena di fronte a più di 25000 persone!
-Quella più divertente?
Alla presentazione del primo disco volle venire il console indiano con tutta la famiglia al seguito, i manifesti mostravano uno Shiva danzante e lui erroneamente pensava di trovarsi di fronte ad uno spettacolo di musica e danza. Quando è partito il pogo sul primio pezzo l’ho visto ondeggiare e poi venir inghiottito da un vortice umano. Ogni tanto spuntava come un galleggiante con lo sguardo allucinato… Alla fine ci disse che si era molto divertito e che amava tantissimo Jimi Hendrix (?!)… potere dei classici!
-E quella da dimenticare?
Il giorno in cui decidemmo di prenderci un paio di mesi di silenzio
(durato poi 10 anni!)
-E' cosa risaputa che i musicisti sono tutti delle buone
forchette e ottimi bevitori. Che rapporto hai con il bere ed il mangiare?
Più equilibrato di un tempo.
-Quali sono i tre cantanti che più ti hanno influenzato e perchè.
Demetrio Stratos, Janis Joplin e Jim Morrison.
Demetrio mi ha insegnato a considerare la voce uno strumento capace di cose incredibili. Janis è la passione, la voce straziante e incontrollabile eternamente in estati. Jim è la sensualità, i bassi che avvolgono e la capacità di scandire sillabe e parole come solo un poeta sa fare.
-Quali sono i tre cantanti dai quali ti sei ben guardato dall'imparare qualcosa e perchè.
Quasi tutto il metal anni 80. Plant e Bon Scott (che considero inarrivabili) hanno rovinato senza volerlo un’intera generazione di cantanti, trasformandoli in castrati inascoltabili, tragico bestiario da guinness dei primati (in senso evoluzionistico).
-Che strumentazione utilizzi attualmente?
Ho una fender telecaster deluxe del 75 e una gretsch anniversary semiacustica. Per le acustiche invece una Martin d41 6 corde e una Maton 12 corde°. Amplificazione Mesa LoneStar 100w testa e cassa + una misteriosa serie di pedalini customizzati…..;)
-Valvole o transistor?
Ma che cazz… diavolo o acqua santa?…
-Che caratteristiche deve avere il cantante di una rock band?
Voce decente e gran faccia di culo
-C'è qualcosa in campo artistico che avresti voluto fare, ma che ancora non sei riuscito realizzare?
Vorrei evitarti il libro, che visti i “colleghi”, sembra inevitabile come evoluzione artistica…
mi limito ai racconti per i miei bambini
-Quali sono i tuoi progetti futuri?
Concerti, mille collaborazioni, un disco con i karma (sempre che non si decida un altro periodo di silenzio..) e nuove registrazioni come Juan Mordecai…
-Cosa nè pensi di questa intervista?
Già finito?

