08/04/2008
MArteLive: lo Spettacolo Totale finalmente anche a Viterbo
Ad ulteriore conferma che la nostra provincia sta attraversando un periodo di un certo risveglio culturale, che può essere notato prima di tutto nella quantità e qualità delle proposte musicali e nel fiorire di molteplici progetti artistici, anche a Viterbo approda il MArteLive, lo "spettacolo totale". Nato a Roma 7 anni fa, MArteLive ha offerto visibilità ad innumerevoli artisti emergenti in ogni campo ed ha proposto al pubblico, concentrata nell'unicum spazio-temporale di ogni serata, un'esperienza sensoriale multiforme ed inedita, sicuramente inebriante come una grande ubriacatura di colori, luci, suoni, parole, a cui hanno partecipato anche personaggi affermati (Serena Dandini, Neri Marcorè, Tre Allegri Ragazzi Morti, Mauro Pagani, Simone Cristicchi, Andrea Ra, Il Parto delle Nuvole Pesanti, Folkabbestia, Nidi D'arac, Radici nel Cemento, Davide Van De Sfroos, Badara e la Penac, Luca Di Risio, Tinturia, Bisca, Epo, Tribù Acustica, per citarne solo alcuni...). Ma cos'è esattamente il MArteLive e quale forma prenderà a Viterbo in questa sua prima edizione? Abbiamo chiesto all'organizzatore, (Flavio Martines), di spiegarcelo in quattro domande:
1) Che cos'è MArteLive?
MArteLive è ormai un evento culturale che si sta affermando a livello nazionale. L'idea è quella di far esibire live, nella stessa serata, artisti emergenti di ogni natura in sinergia fra loro per uno SPETTACOLO TOTALE!
A questo scopo sono state create negli anni (e sono in aumento) 15 sezioni artistiche in cui i vari artisti che lo vogliano possono iscriversi con il solo obbligo di possedere la MArteLive card (che offre numerosi vantaggi e sconti a suoi possessori) e fare arte originale. Per ogni sezione gli artisti vengono selezionati live con dei progetti appositi (quello per la musica si chiama "Un Palco per Tutti") e i finalisti di ogni sezione partecipano allo spettacolo totale del MArtelive.
2) Com'è nata l'idea di portarlo a Viterbo?
MArteLive è un format aperto a tutte le contaminazioni e le collaborazioni. L'idea di portarlo a Viterbo è nata quasi per caso quando il sottoscritto, avendo finito un corso di formazione proprio a cura del MArteLive, ha avuto la possibilità (datagli dall'ideatore Giuseppe Casa) di portare e organizzare l'evento nella città, prima con le selezioni di "un Palco per Tutti" e in futuro, speriamo, con l'intero spettacolo del MArteLive.
3) Quali istituzioni locali parteciperanno e dove si svolgeranno le serate?
Per portare l'evento nella nostra città mi sono rivolto subito a due delle realtà viterbesi più forti e attive culturalmente parlando: L'Officina Belushi e la Staff Music School, le quali hanno entrambe aderito subito entusiasticamente al progetto, avendone colto il potenziale artistico.
Successivamente sono andato a cercare nei punti nevralgici della città delle convenzioni che dessero un senso al possesso della MArteLive card (obbligatoria x gli iscritti al concorso..) ottenendo così il convenzionamento e gli sconti dei locali che sono riportati sul profilo www.myspace.com/marteliveviterbo (per esempio: Porter Pub, Music Shop, More Fire Skate Shop, Eden Cafè, ecc..)
Le serate di selezione per quest' anno si svolgeranno esclusivamente all'Officina Belushi fino al 16 maggio (ultima serata). Sarà possibile ritirare le cards presso la Staff Music School (in giorni e orari che pubblico di volta in volta sul sopra citato profilo) e durante le serate stesse all'Officina Belushi.
Per il prossimo anno si troveranno sicuramente altre convenzioni e verosimilmente altri locali dove fare le selezioni, magari per le altre sezioni artistiche.
4) Cosa può offrire MArteLive ai giovani artisti emergenti?
MArteLive ha moltissimo da offrire agli artisti.
Ad ogni modo, che siate creativi o puri contemplatori, non vi resta che partecipare.
La prima serata di selezioni si svolgerà venerdì 11 Aprile all'Officina Belushi, inizio ore 21:30, ingresso gratuito. Parteciperanno: Reset, Arvenhum, Anomala Vitis, Repsel, Crisedelia.
Per info e contatti:
http://www. myspace. com/marteliveviterbo
http://www. martelive. it
08/03/2008
INTERVISTA AI DEEP IMPACT
INTERVISTA AI DEEP IMPACTdi Marco Niccolai (http://www.myspace.com/marcosinestesia)
Il musicista rock del mese di marzo è Yuri "Yorci" Posti, batterista dei Deep Impact. Yuri è un giovane rocker in erba e un mio compaesano. Sono stato profondamente colpito da questa band per il coraggio, l'entusiasmo, la voglia di fare, e soprattutto per il fatto che anche se sono insieme da poco hanno iniziato sin da subito a scrivere e suonare pezzi propri. Buona lettura.
-A che età è avvenuto il tuo approccio con la musica? Perchè hai deciso di suonare la batteria?
Il mio approccio con la musica credo di averlo avuto sin da piccolo visto che secondo me la musica o ce l'hai dentro o è inutile tentare di impararla o ascoltarla...per quanto riguarda la scelta dello strumento, bèh, la batteria è uno strumento che all'apparenza può sembrare facile da gestire ed imparare se lo si guarda dal punto di vista oggettivo, in realtà è uno strumento complesso quanto la chitarra o il basso e chi è musicista lo sa benissimo, ma tornando a noi, l'ho scelto perchè si adatta bene al mio carattere , è uno strumento forte, potente, che ti permette di scaricare la tensione, il nervosismo...e ciò di cui ho bisogno per rendere al meglio la mia vita musicale...ti permette di spaziare nei vari generi musicali, ed è uno strmento importante, uno dei pilastri di una band, quello che coordina tutto e tutti dal mio punto di vista.
-Sei autodidatta o hai seguito delle lezioni?
All'inizio avevo pensato di iniziare un corso da autodidatta con volumi e volumi di corsi musicali, ma riflettendoci bene ho scelto di seguire un corso privato che tutt'ora frequento presso la "D.Chiti" di Manciano (Gr).
-Oltre a suonare la batteria sai suonare un altro strumento?
Suono solo batteria, anche se ho suonato per un anno chitarra, ma non mi sono pentito di abbandonarla visto che non faceva per me. Sono fiero dello strumento che suono e che suonerò in futuro.
-Con la tua band partecipi attivamente alla realizzazione delle musiche e degli arrangiamenti?
Certamente, siamo un gruppo unito, quello è l'importante quindi ci mettiamo tutti in gioco nella realizzazione di neuove song, basi e arrangiamenti restando in sala prove fino a tardi per correggere errori , attacchi, distorsioni varie.
-C'è una vostra canzone alla quale sei più legato e perchè?
Bella domanda...sono legato a tutte perchè sono nostre ma credo che in particolar modo quella a cui sono più legato sia "Stay Rude Boy", perchè rispecchia al 100% la vita di tutti i giorni di noi ragazzi di Manciano (in special modo), e inoltre se suonata come si deve è un mix di sound e di parlato che a me personalmente piace tantissimo.
-Cosa consiglieresti a chi vorrebbe fare musica?
Un consiglio per chi vuole fare musica...essere davvero convinti di quello che si sta per intraprendere, non pentirsi in futuro, avere tanta passione e forza di volontà e crearsi un gruppo per riuscire a capire cosa vuole dire davvero fare musica e dare la musica agli altri.
-Si può vivere di musica in Italia?
Credo che la musica sia uno dei tanti mestieri che ci sono in Italia, comunque credo che non si possa vivere di sola musica in Italia o forse si, se non esistesse nulla. Solo una radio che trasmette musica di tanti gruppi che danno l'anima per farsi conoscere, allora si che forse potremmo vivere di sola musica. Ciò varia da persona a persona, un individuo che crede e ama la musica vivrebbe solo di quello e se gli viene tolta la musica si spegnerebbe in se stesso.
-Cosa nè pensi dell'attuale scena musicale italiana?
La scena musicale italiana è tanto varia quanto restrittiva, sinceramente credo di questi tempi la gente segue la tendenza della musiche estere lasciando in disparte la musica italiana creando un vuoto, anche se in Italia ci sono grandi gruppi e cantautori di tutto rispetto che ricoprono ruoli importanti nei vari generi musicali.
-Cosa nè pensi della scena musicale del nostro territorio. C'è qualche band che ti ha colpito particolarmente e perchè?
La scena musicale del nostro territorio è una fonte di musica grandissima che aspetta di essere conosciuta dalla popolazione. Per quanto riguarda una band che mi ha colpito particolarmente ancora non l'ho incontrata. Nutro un grandissimo rispetto per le bands che conosco, ma per ora rimango sulla mia strada...ognuno per la sua strada senza farsi influenzare.
-Secondo te cosa è cambiato nella musica dagli anni 60' ad oggi?
Non dico tutto, ma moltissime cose sono cambiate dagli anni 60' ad oggi. Prima era tutt'altra cosa la musica, prima si scriveva musica e si faceva musica per la gioia di se stessi di far divertire e divertirsi. Adesso è diventato più un businness che ha peggiorato molto le cose, anche se lo scopo della musica è lo stesso di quello di 50 anni fa...in definitiva la differenza tra gli anni 60' e 00' sta proprio nei piccoli particolari che rendono una musica viva e bella.
-Che rapporto hanno i tuoi familiari con la tua
professione/passione?
La mia famiglia è contentissima di quello che faccio, perchè lo faccio per un mio futuro. Me lo lasciano fare ed è questa la cosa importante
-Esegui dei riti ben precisi prima di salire sul palco?
Ho due riti benprecisi prima di salire sul palco. Faccio un po di allenamento con le bacchette per sciogliermi bene e poi fumo una sigaretta con il resto del gruppo per un breve brefing e per tranquillizzarsi un po.
-Quali sono le cose che eviti di fare prima di salire sul palco?
Le cose che cerco di evitare prima di salire sul palco sono: demoralizzarsi, farsi prendere dal panico e bere alcolici.
-Qual'è stata l'esperienza più bella della tua carriera?
Non ci sono tante cose da raccontare visto che il primo concerto è stato poco tempo fa, comunque il primo concerto con il tuo gruppo non si dimetica mai.
-Quella più divertente?
Le prove sono la parte più divertente dove si ride, si scherza e si lavora sodo per preparare la scaletta succesiva ed essere al top.
-E quella da dimenticare?
Da dimenticare non credo che ce ne siano, forse da scartare ci sono le giornate NO dove ti va tutto storto alle prove.
-E' cosa risaputa che i musicisti sono tutti delle buone
forchette e ottimi bevitori. Che rapporto hai con il bere ed il mangiare?
Tutto vero, gioie e dolori...ho un buon rapporto sia con il cibo sia con le bevande, soprattutto con le bevande, ma tutto nei limiti del possibile naturalmente.
-Quali sono i tre batteristi che più ti hanno influenzato e perchè.
Batteristi non ce li ho, ce l'ho uno ed uno rimarrà per sempre "Keith Moon" batterista degli Who che mi ha colpito pre la grande vivacità, simpatia e bravura con cui interpretava i pezzi nei concerti.
-Quali sono i tre batteristi dai quali ti sei ben guardato dall'imparare qualcosa e perchè.
I batteristi dai quali mi son ben guardato sono parecchi ma tre in particolare, e sono: Il batterista di Avril lavigne, quello dei Green Day e quello dei Tokio Hotel, se ce l'hanno...e forse mi dovrei guardare anche da me stesso a volte.
-Descrivi il tuo set. Che batteria utilizzi attualmente?
La batteria che utilizzo attualmente è una basix custom serie color rosso mogano, set standard composto da 5 pezzi: rullante, tom1, tom2, timpano e cassa tutti accompagnati da pelli remo pinstripe e ambassador per il rullante. Set di piazzi Zildjian z4; meccaniche e aste sono originali tranne due aste aggiuntive proel.
-Che caratteristiche deve avere il batterista di una rock band?
Inventiva, velocità, arrangiamento e coordinazione.
-Cosa si devono aspettare da voi le persone che vengono ai vostri concerti?
Le persone che vengono ai nostri concerti si devono aspettare un gruppo che faccia colpo sul pubblico, per l'impegno che ci mette e non tanto per la buona musica e infallibilità nel suonare.
-C'è qualcosa in campo artistico che avresti voluto fare, ma che ancora non sei riuscito realizzare?
Suonare assieme agli Statuto.
-Quali sono i tuoi progetti futuri?
Credo che se un giorno riuscirò in qesto campo aprirò un negozio di strumenti musicali.
-Cosa nè pensi di questa intervista?
Interessante, speriamo che non abbia scritto cavolate.
Per contattare Yuri, e per sapere di più sulla musica dei DEEP IMPACT: www.myspace.com/deepimpactmod79
29/01/2008
intervista ai MARDI GRAS (live il 1 Febbraio ai Cantieri Musicali di Vetralla)
MARDI GRAS live il 1 Febbraio ai Cantieri Musicali di VetrallaTra Irlanda e folk-rock d’autore, la prima data del loro Travellin’ Band Tour 2008- intervista alla band romana
di Carlo Sanetti
Mardi Gras è il carnevale di New Orleans nonché l’ultimo lavoro dei Creedence Clearwater Revival. Mardi Gras è anche il nome di una band romana in circolazione sulla scena indipendente italiana e internazionale da diversi anni. Le loro coordinate, partendo da un’anima da buskers irlandesi, si muovono tra i ’60 americani, il country ed il folk-rock venato di blues intimista che ricorda le ballads di Dylan, Tim Buckley e Nick Drake, ma interpretate da una toccante voce femminile che ha le sue radici in Janis Joplin e Grace SLick dei Jefferson Airplane, avvicinandosi alla più recente Cat Power. Originariamente un duo, composto da Silvia “Six” Olivares (voci – chitarra) e Fabrizio Fontanelli(chitarra), il gruppo ha alle sue spalle diverse autoproduzioni a partire da un primo demo, “The Moon EP”, uscito solo in Irlanda, seguito dall’EP ballads del 2001 ed infine dal primo vero e proprio disco nel 2006, in formazione completa, intitolato “Drops Made” , a cui ha avuto seguito un tour irlandese.
La loro formula è calma e semplicità acustica che sa arrivare diretta ed incisiva, utilizzando toni pacati che sanno convogliare su strade emozionali avvolgenti.
La sensazione è quella di guardare il mondo dalla propria prospettiva interiore, come da dietro una finestra una strada che svanisce in un incerto bianco brumoso di un giorno di leggera pioggia, “a picture in grey that is fading away” ( da “The Wait”, in “Drops Made”).
Una costruzione essenziale e coinvolgente che fa del pop e del folk d’autore il suo punto di forza, richiamando il blues e i sixties con sapiente dosaggio di malinconia e ammiccamenti hippie.
Dopo il già citato tour irlandese e numerosi passaggi e segnalazioni positive non solo nel circuito indipendente italiano, ma anche all’estero (come la scelta di un loro brano per “Songs of The Times”, sezione speciale del sito ufficiale di Neil Young dedicata alle canzoni di pace e di protesta),
i Mardi Gras cominceranno il loro Travellin’ Band Tour 2008 a partire dai Cantieri Musicali di Vetralla, venerdì primo febbraio.
Qualche domanda rivolta direttamente a loro potrà essere utile a conoscere meglio questa formazione che avremo l’opportunità di vedere live nel viterbese:
1) Da dove nasce la vostra passione per questo tipo di folk-rock acustico dalle radici americane?
Fabrizio: nasce dai nostri ascolti, dal rock anni 70, dalla musica soul, dalle voci irlandesi che io e six adoriamo, e poi la voglia di melodia diretta sentita, d altronde siamo partiti come duo acustico, giravamo l italia come due buskers..
2) Come nasce una canzone dei Mardi Gras e chi compone i paesaggi lirici così intimi ed introspettivi?
Fabrizio: Nasce dalle infinite jam sessions tra me e silvia con le chitarre e un foglio dove via via annotiamo le nostre sensazioni e dove ci sta portando la musica...nasce dai testi che scriviamo.io poi compongo sempre al contrario ovvero scrivo prima la parte letteraria e poi la musica arriva come magia adattando il testo se ce ne è bisogno...poi ultimamente mi capita di partire dai titoli delle canzoni cosa che prima mi riusciva difficile...ora abbiamo dei brani scritti da noi singolarmente, ma è bello unire le energie e viaggiare con le nostre fantasie unite...."drops made" ne è la riprova...ma amo molto cosa ha scritto six da sola...le sue canzoni nuove sono parti vitali del nostro show
3) Che legame esiste tra voi e l’Irlanda?
Fabrizio: Io e six siamo irlandesi d adozione visto il tempo che ci abbiamo trascorso....è stato naturale per noi veicolare le prime cose proprio a dublino tra gli addetti ai lavori e infatti il primo demo fu recensito dalla bibbia del rock irlandese ovvero "Hot press", la tizia Debbie si innamorò di noi consigliando addirittura i lettori di saltare su un aereo per vederci live in italia...fu un bel calcio di inizio per noi..ovvio che ci ha aiutato il fatto di cantare in inglese..certo quel demo era proprio di qualità pessima...ma si vede già traspariva qualcosa...poi ultimamente le radio e ancora hot press hanno molto apprezzato il nuovo lavoro.....il tour è stata un esperienza stupenda....
4) Roma e Dublino: che confornto fareste tra queste due capitali europee per quanto riguarda vivacità culturale ed attenzione per chi fa musica?
Fabrizio: Un paragone impossibile visto che l Irlanda è un paese giovanissimo e le energie sono incredibili..io ho vissuto con buskers e con giovani artisti che poi sono diventati di caratura mondiale come Glen Hansard (Frames) e Mundy. La cosa incredibile dell irlanda è che nascono ogni ora nuove bands e nuovi artisti e di qualità anche....roma si sta svegliando da un torpore congenito..da città dei cantautori dei 4 del folkstudio ecc a città piena di bands e artisti notevoli....basta girare su myspace e si vede l offerta romana...certo manca rispetto l irlanda lo spalleggiarsi, il mischiarsi l unire le energie, fare i tour assieme ecc...ma a volte ciò accade, da noi accade tutto con piu calma e ci vuole sempre piu tempo...su è tutto piu vivace...
5) Quali sono i motivi che vi hanno spinto ad affidarvi finora all’autoproduzione dei vostri lavori?
Fabrizio: Il motivo è che neanche abbiamo cercato delle produzioni, avevamo canzoni che volevano uscire dal nostro soggiorno o dalla sala prove e le abbiamo registrate, certo la distribuzione nazionale e americana con cdbaby ci hanno aiutato ad uscire da roma.....poi myspace le ha rimbalzate ovunque..per il prossimo lavoro vedremo cosa accadrà....di certa è una cosa...teniamo troppo alla nostra storia e alle nostre canzoni...meglio fare le cose da soli che accettare strade a noi non gradite....
6) Dopo il tour irlandese, questo tour italiano che parte da Vetralla: confidate più nell’attenzione in patria o all’estero?
Fabrizio: Chiunque ci dia l orecchio e il cuore...suoniamo per tutti ovunque c'è la possibilità...questo tour si chiama "Travellin band tour" apposta....vetralla o dublino per noi è lo stesso...stesso impegno e stessa voglia di regalare musica fatta dal cuore e dritta al cuore !
Formazione:
Silvia "Six" Olivares: voce, chitarra acustica
Fabrizio Fontanelli: chitarra acustica
Alessandro Matilli: piano
David Medina: Contrabbasso
Alessandro Fiori: batteria
Contatti:
http://www.myspace.com/mardigrasmusic
http://www.mardigrasmusic.it/
16/01/2008
Intervista a David Moretti dei KARMA/JUANMORDECAI
Intervista a David Moretti dei KARMA/JUANMORDECAI
di MARCO NICCOLAI (http://www.myspace.com/marcosinestesia)
www.myspace.com/juanmordecai
A che età è avvenuto il tuo approccio con la musica e perchè?
Papà era musicista… il primo ricordo che ho è seduto sulle sue ginocchia mentre cercavo di seguire il ritmo di Great Balls of Fire di J.L.Lewis… forse neanche 3 anni…
-Sei autodidatta o hai seguito delle lezioni?
Ho iniziato da bravo studente, preciso ma scazzato, poi la folgorazione, l’anarchia e l’auto disciplina e qualche anno più tardi, visti gli scarsi risultati, nuovamante studente.
-Oltre a "suonare la voce" e la chitarra sai suonare un altro strumento?
Malissimo piano e organi
-Con la tua band partecipi attivamente alla realizzazione delle musiche e degli arrangiamenti?
Decisamente. Ho sempre composto musica e testi. Con i Karma poi ho trovato una sintonia particolare, fatta di una scrittura istintiva.
È l’unico gruppo con il quale abbia collaborato capace di trovare arrangiamenti complessi, nati da jam session e non da scritture a tavolino. Astronotus, il nostro secondo disco, è frutto di una serie di Jam session sviluppate intorno a melodie e brani portati da me, ma completamente stravolti e inseriti in contesti sonori diversissimi da quelli originari. Quindi pochi tagli, poche prove, al massimo due o tre take. Poi molto lavoro di mix.
-C'è una vostra canzone alla quale sei più legato e perchè?
Del periodo Karma sicuramente il Cielo ed Avorio… Ero molto coinvolto in una ricerca spirituale che mi aveva portato lontano. Ricordo ancora dove ho scritto il testo e trovata la melodia di Avorio: ero a Jaisalmer nel deserto del Rajastan indiano (in Astronotus c’è un brano dedicato a questa città incredibile)… rivivo con molta nostalgia la libertà di quel periodo. La sensazione di pace e invulnerabilità…
Nel nuovo lavoro come Juan Mordecai invece è Rose, canzone intorno alla quale abbiamo letteralmente riportato in vita dopo moltissimi anni il nostro gruppo.
-Quanto c'è di autobiografico nei testi che scrivi?
La cosa che è sempre autobiografica è la musica. Intendo l’atmosfera e il suono dei colori che riesco a esprimere incastrando note ed accordi.
La scrittura è per me forse la prima consolazione a quello che provo…
I testi lo sono, ma non voglio che siano a volte troppo espliciti.
-Cosa consiglieresti a chi vorrebbe fare musica?
Di sapere che come ogni dipendenza ha il suo lato oscuro.
Può far bene a chi decide di vendersi l’anima sapere che sarà con molta probabilità un fallimento. D'altronde il rock è maledetto… ma lo si ama proprio per questo.
-Si può vivere di musica in Italia?
Beh ormai non ci muore più nessuno. In italia poi…
Dipende da come si vuole vivere…
-Al giorno d'oggi cosa ti manca di più dei Karma e di quei tosti anni 90'?
L’ingenuità e la sensazione che fosse arrivato un periodo di grande attenzione per la musica indipendente italiana.
-Cosa nè pensi dell'attuale scena musicale italiana?
Sono dei solitari. Si sfrutta il massimo e ci si adegua con molti meno problemi di coerenza e grandi ideali. Ma siamo stati noi (la nostra generazione di musicisti) a far fallire le grandi attese.
-Che rapporto hanno i tuoi familiari con la tua
professione/passione?
Complice
-Esegui dei riti ben precisi prima di salire sul palco?
No, a parte un bel bicchiere di rosso
-Quali sono le cose che eviti di fare prima di salire sul palco?
Adesso berne troppi
-Qual'è stata l'esperienza più bella della tua carriera?
Ho avuto numerose soddisfazioni, con i Karma ne ho di esaltanti, ma penso soprattutto aver potuto colaborare con i grandi musicisti che appartenevano ai miti della mia adolescenza. Ho sempre ammirato la scena italiana degli anni 70, l’unica a portare il rock a livelli internazionali: Area, Pfm, Banco…
Nel 98 mi traferii a Roma per poter collaborare a un progetto di Vittorio Nocenzi del Banco (la mano sinistra di Dio, senza di lui il moog sarebbe solo una tastierina con buffi suoni). Poi, Mauro Pagani (non credo che abbia bisogno di presentazioni) che ultimamente mi ha accolto nella sua orchestra; meraviglioso questo capodanno a Siena di fronte a più di 25000 persone!
-Quella più divertente?
Alla presentazione del primo disco volle venire il console indiano con tutta la famiglia al seguito, i manifesti mostravano uno Shiva danzante e lui erroneamente pensava di trovarsi di fronte ad uno spettacolo di musica e danza. Quando è partito il pogo sul primio pezzo l’ho visto ondeggiare e poi venir inghiottito da un vortice umano. Ogni tanto spuntava come un galleggiante con lo sguardo allucinato… Alla fine ci disse che si era molto divertito e che amava tantissimo Jimi Hendrix (?!)… potere dei classici!
-E quella da dimenticare?
Il giorno in cui decidemmo di prenderci un paio di mesi di silenzio
(durato poi 10 anni!)
-E' cosa risaputa che i musicisti sono tutti delle buone
forchette e ottimi bevitori. Che rapporto hai con il bere ed il mangiare?
Più equilibrato di un tempo.
-Quali sono i tre cantanti che più ti hanno influenzato e perchè.
Demetrio Stratos, Janis Joplin e Jim Morrison.
Demetrio mi ha insegnato a considerare la voce uno strumento capace di cose incredibili. Janis è la passione, la voce straziante e incontrollabile eternamente in estati. Jim è la sensualità, i bassi che avvolgono e la capacità di scandire sillabe e parole come solo un poeta sa fare.
-Quali sono i tre cantanti dai quali ti sei ben guardato dall'imparare qualcosa e perchè.
Quasi tutto il metal anni 80. Plant e Bon Scott (che considero inarrivabili) hanno rovinato senza volerlo un’intera generazione di cantanti, trasformandoli in castrati inascoltabili, tragico bestiario da guinness dei primati (in senso evoluzionistico).
-Che strumentazione utilizzi attualmente?
Ho una fender telecaster deluxe del 75 e una gretsch anniversary semiacustica. Per le acustiche invece una Martin d41 6 corde e una Maton 12 corde°. Amplificazione Mesa LoneStar 100w testa e cassa + una misteriosa serie di pedalini customizzati…..;)
-Valvole o transistor?
Ma che cazz… diavolo o acqua santa?…
-Che caratteristiche deve avere il cantante di una rock band?
Voce decente e gran faccia di culo
-C'è qualcosa in campo artistico che avresti voluto fare, ma che ancora non sei riuscito realizzare?
Vorrei evitarti il libro, che visti i “colleghi”, sembra inevitabile come evoluzione artistica…
mi limito ai racconti per i miei bambini
-Quali sono i tuoi progetti futuri?
Concerti, mille collaborazioni, un disco con i karma (sempre che non si decida un altro periodo di silenzio..) e nuove registrazioni come Juan Mordecai…
-Cosa nè pensi di questa intervista?
Già finito?
07/12/2007
MAESTRI DELL'UOMO D'ARME
INTERVISTA di MARCO NICCOLAI ( http://www.myspace.com/marcosinestesia ) alla band reatina:-Come e quando è nato il vostro progetto?
Avevo scritto delle canzoni e Lucio mi chiese di poterle ascoltare. Ne suonammo un paio insieme quel pomeriggio a casa mia e da lì siamo partiti. Poi, nel tempo, si sono aggiunti Marco, Stefano M. e Stefano N. (oltre agli altri che sono passati).
-Come definireste la vostra musica?
Noi già la suoniamo... facciamo una cosa ciascuno?
-Cosa si devono aspettare da voi le persone che vengono ai vostri concerti?
Devono essere pronte a "spogliarsi", come facciamo noi...
-Secondo voi cosa è cambiato nella scena musicale italiana dagli 90' ad oggi?
Se qualcosa è cambiato, probabilmente non è in meglio.
-Cosa ne pensate dell'attuale scena musicale italiana?
Non vediamo una scena, vediamo diverse scenette.
-Si può vivere di musica in Italia?
Secondo te? (ti ricordo solo che ai musicisti dell'orchestra del festival di S. Remo davano 50 euro al giorno, pasti compresi... è uno scandalo di cui si sono occupati anche i telegiornali).
-Quale è stata l'esperienza più bella della vostra carriera?
Sarà sempre la prossima.
-Quella più divertente?
Quando passiamo insieme una settimana al mare (tutti gli anni).
-E quella da dimenticare?
Le tristi scenette di un mondo che non produce più risultati a somma positiva. E' una guerra tra poveri che, numericamente, potrebbero essere rappresentati in parlamento, mentre si scannano per il nulla.
-Che metodo utilizzate per comporre? Come nascono i vostri brani? Da un idea del singolo o con delle jam session?
ho uno strano modo di vomitare parole e musica contemporaneamente... le canzoni nascono così: chitarra e voce davanti a un bicchiere, poi le MAESTRIZZIAMO in sala prove.
-Quanto c'è di autobiografico nei testi che scrivete?
Se piangi quando scrivi (e non c'è nulla di cui vergognarsi in questo) vuol dire che senti le cose in modo forte... ma l'emozione più violenta è veder piangere gli altri.
Mi spiego meglio: si può partire da qualcosa di autobiografico, ma la magia sta nel fatto che certe cose che pensavi fossero solo tue arrivano agli altri perché le sentono proprie.
-Eseguite dei riti ben precisi prima di salire sul palco?
Una bella mangiata e un buon vino rosso... è ora di cena, no?
-Cosa cercate di non fare prima di salire sul palco?
Cerchiamo di non farci arrestare per aver ucciso il "Paraculo" di turno... ma non sempre perchè esistono ancora persone squisite.
-(Domanda per farci due risate). Cibo e alcool sono da sempre la passione preferita dei musicisti. Quanto influenzano le vostre performance questi due fattori?
Vedi risposta precedente... del resto si gode solo a tavola, a letto e su un palco!
-C'è una cosa in campo artistico che ancora non siete riusciti a realizzare ma che vorreste fare?
Un nuovo grande "Live Aid"; musica e solidarietà hanno il comune denominatore dell'emozionare e si danno naturalmente forza a vicenda (ecco un possibile risultato a somma positiva, così come stiamo cercando di fare con "Voci che Chiamano").
-Quali sono i vostri progetti futuri?
I progetti hanno un costo, se si vogliono realizzare... noi vogliamo trovare chi ci possa consentire di realizzare il nostro nel migliore dei modi.
-Cosa ne pensate di questa intervista?
Mò siamo diventati noi gli intervistatori?
-Due parole per i nostri lettori?
Vi aspettiamo sui nostri siti, ma soprattutto ai nostri concerti... disposti a spogliarvi con noi!
Band: PAOLO DELL'UOMO D'ARME: vocals & acoustic guitar - MARCO MAZZILLI: electric guitars - STEFANO MANELFI: electric & acoustic guitars - LUCIO FARAGLIA: bass guitar - STEFANO NATALIZI: drums
Sìto ufficiale: www.maestridelluomodarme.it
My-space: http://www.myspace.com/maestridelluomodarme
20/11/2007
APPUNTOEFFE : belle Cose Italiane
| APPUNTOEFFE : belle Cose Italiane Il gruppo che fa parte del collettivo romano di musicisti indipendenti Polyester in concerto all’Officina Belushi il 23 Novembre Gli Appuntoeffe sono una giovane band romana dedita ad un raffinato pop/rock italiano, le cui caratteristiche basilari sono un marcato stampo cantautoriale ed un’eterogenea scelta di soluzioni stilistiche. Il loro cd autoprodotto “Appuntoeffe” si presenta con una graziosa grafica minimale (chiaro il riferimento al “Piccolo Principe” di Antoine de Saint-Exupéry stampato sul disco), azzeccata introduzione per l’ascolto delle sei tracce caratterizzate da un’efficace semplicità compositiva che non abbandona mai la melodia ed il formato-canzone. La poesia caratterizza i testi, al centro della musica, che raccontano di frammenti di vita, storie, moti e riflessioni intimiste come nella miglior tradizione cantautoriale italiana. La luna, nell’omonima canzone d’apertura, diviene una culla ed il cielo appare come un amante, paesaggio interiorizzato nei propri desideri mentre un synth aleggia in apertura e spezza il sognante ritornello, prima di lasciarlo correre sfumando. “Odore di Pioggia” prosegue sullo stesso tono narrativo caratterizzato da una dolce malinconia, dimostrando al meglio l’utilizzo melodico degli intrecci di chitarre insieme ad una morbida acustica come tappeto sullo sfondo. “La tua memoria sbronza” si muove invece su toni decisamente allegri, azzerderi quasi samba , ricordando nella composizione e nelle confessioni d’autore Francesco Guccini. “Non essere mai” è una breve e delicata ballata, affettuosa come il consiglio di un padre, mentre “Tutto Crolla” fa spiccare gli elementi che più nel gruppo derivano dal rock alternativo, sfoggiando chitarre che potrebbero trovare i loro riferimenti nei Radiohead di The Bends. “Sorridi Ancora” chiude il lavoro con riflessioni che vanno dal privato al globale, catturando l’attenzione con il proprio incisivo riff di chitarra. Gli Appuntoeffe rappresentano una di quelle realtà italiane più o meno nascoste che sanno offrire una visione diversa del pop, inteso con leggerezza ma senza perdere il valore di un certo spessore poetico. Gravitanti intorno a Polyester, il collettivo romano di musicisti indipendeti , verranno nella Tuscia il 23 novembre all’Officina Belushi per aprire il concerto de laMalareputazione. Cogliamo l’occasione per rivolgere qualche domanda ad Andrea, voce e chitarra del gruppo: 1)Quali sono i vostri maggiori riferimenti musicali? In prima persona ti risponderei Bob Dylan, De Andrè e tutto il "cantautorame".. ma le influenze arrivano anche dagli altri membri del gruppo, influenze indie-rock, pop rock, anglofone... 2)Come vi ponete nei confronti della “scena” indipendente romana e nazionale? Nella "scena indipendente" il nostro posto è marginario… siamo un gruppo al margine tra la musica cantautoriale, pop rock e indie rock, mi piace spesso citare una frase della canzone di de Gregori "Santa Lucia": "...per chi vive all'incrocio dei venti ed è bruciato vivo... " 3)Quali sono i vostri obiettivi? Vi vedreste sotto contratto con una label, magari una major? Siamo un gruppo aperto ad ogni prospettiva non dimenticando mai che la musica per noi è prima di tutto una passione, un modo di esserci qui ed ora. 4)I testi e le storie hanno un ruolo centrale nella vostra musica. In un’epoca di rapido consumo musicale usa e getta, esiste ancora un pubblico capace di ascoltare e riflettere sulle parole? Esiste, non so quanto, ma c'è… comunque per noi l'importante è suonare, che sia di fronte a una persona o di fronte a un migliaio di persone... una nostra canzone tra l'altro si chiama "parole", la faremo venerdì... 5)Cosa ne pensate della “globalizzazione musicale” che porta molti gruppi italiani ad essere praticamente indistinguibili da modelli anglosassoni? Io credo molto nella lingua italiana, una lingua, tra quelle che ho ascoltato, che ritengo tra le più belle insieme al portoghese... nel nostro cd ci sono riferimenti a molti tipi di musica, dalla sud americana alla tradizione italiana.. innegabile che i paesi anglosassoni, anche per motivi storici, influenzino ogni cosa nella nostra società, quindi anche la musica.. sta alla sensibilità di ognuno riconoscersi o meno in questo modello... 6)Vi definireste un gruppo di “facile ascolto”? Credo di si, anche se poi il "gusto personale" è molto importante... 7)Cosa ci si può aspettare da un vostro live ( e in particolare da questo all’Officina)? Questo concerto fa parte di tre esibizioni in tre giorni in cui ci presenteremo solo in tre componenti... basso, percussioni, voce e chitarra... suoneremo qualche nostro pezzo in maniera semplice, quasi nudo... a volte la versione acustica aiuta chi sa davvero ascoltare... contatti: info@appuntoeffe.it www.appuntoeffe.it membri: Andrea Failli (voce chitarra), Adriano Festa (chitarra elettrica), Simone Odoardi (e-bow basso synth), Roberto Battilocchi (basso), Claudio Gatta (batteria percussioni) |
12/11/2007
CANTIERI MUSICALI LIVE CLUB
CANTIERI MUSICALI LIVE CLUB(Articolo uscito sul numero di 8 di Via Cassia, mensile della casa editrice Davide Ghaleb)
Il 6 Ottobre a Vetralla ha aperto il nuovo locale che preannuncia di essere qualcosa di davvero nuovo per la musica live della nostra provincia
di Carlo Sanetti
Vetralla si fa sede di un’ importante struttura che potrebbe significare una decisiva svolta nel panorama della musica dal vivo nel viterbese. Stiamo parlando dell’apertura di Cantieri Musicali, live club che fin dalla sua inaugurazione ha mostrato di privilegiare una proposta incentrata su standard qualitativi decisamente alti. Avvalendosi della collaborazione del “Tuscia in Jazz Festival”, Cantieri Musicali apre con la sfida di proporre ogni fine settimana concerti e jam sessions di grandi nomi e talentuosi artisti del panorama jazz italiano e non solo (si è cominciato con il concerto del quartetto di Rick Pellegrino, che vanta collaborazioni con nomi del calibro di Joe Venuti, Eddy Calvert e Tony Scott). Ma non è tutto. Fin dal mercoledì, il club spalanca i suoi orizzonti anche ad altre espressioni musicali includendo dj set, cover e musica inedita (dal folk al rock) di musicisti e gruppi che vantano esperienze di peso nel loro curriculum, non disdegnando di proporsi anche come un palco aperto per i gruppi emergenti del nostro territorio. Le premesse e quello che finora si è potuto ascoltare ( e vedere ) indicano quindi la nascita di una realtà per molti versi inedita ed unica per la nostra provincia, con la speranza che i presupposti di fondarsi su versatilità e qualità possano contribuire alla collaborazione con molto altri ambiti definiti solitamente di “nicchia”. In questo modo ci si augura una conquista (attraverso una sapiente gestione) di un target di pubblico sempre maggiore, che possa conoscere un modo altro di fruire ottima musica e passare una piacevole serata..
Ma lasciamo la parola a Guido Landucci, giornalista, critico musicale e componente della direzione artistica del club, che rispondendo a qualche domanda ci offrirà un rapido quadro sulle direttrici del nuovo locale:
COSA SIGNIFICA BASARE LA PROPRIA OFFERTA MUSICALE SULLA QUALITA’?
Cantieri Musicali nasce con l’esigenza di dare una risposta chiara, netta e, se non definitiva, sicuramente importante ad una realtà carente dal punto di vista della musica dal vivo. Vogliamo creare un punto d’incontro diverso, dove si possa stare bene insieme, che non sia modaiolo e che abbia l’occhio puntato alla buona musica. Posso annunciare che ci sarà una collaborazione piuttosto stabile con la CNI, “Compagnia Nuova Indye”, la compagnia che aveva in scuderia gli Agricantus.
Tentativi di puntare sulla qualità sono stati intrapresi in passato senza grosso riscontro, da privati ed istituzioni. Sicuramente la nostra è una realtà che si affaccia in maniera competente, ed il riscontro finora è stato superiore alle aspettative.
QUALE SPAZIO VERRA’ OFFERTO ALLE REALTA’ EMERGENTI DEL TERRITORIO?
Questa è una cosa molto importante: normalmente esistono pochissimi spazi per i gruppi emergenti, ed è difficile per loro uscire e farsi conoscere. Apprezzo le nuove tecnologie di diffusione attraverso Internet e MySpace, che hanno scovato realtà che hanno funzionato anche dal punto di vista commerciale, ma niente vale come il contatto diretto. Credo che in un ambiente che sia un club come questo il confronto diretto con un pubblico critico sia fondamentale. Ben venga quindi chi ha delle idee, perché se da un lato la realtà dell’autoproduzione e diffusione su Internet è importante, dall’altra può essere limitante se non trova sbocco nel confronto diretto, dove ci si gioca la faccia.
AVETE ESPOSTO ANCHE UNA MOSTRA FOTOGRAFICA DI MICHELE MARI. NEL DISCORSO DELLA QUALITA’ RIENTRA ANCHE UN DISCORSO DI IMMAGINE E VISUALITA’?
Si, l’immagine oggi è il 90 % della comunicazione della musica, mi verrebbe anche un po’ da dire purtroppo, perché questo aspetto ai nostri giorni è diventato preponderante rispetto al contenuto. Ma comunque viviamo in una società dell’immagine e ne facciamo parte, quindi questo veicolo non va assolutamente trascurato, anzi il vero scatto fotografico, fermare l’attimo, ha un valore molto alto.
MA NELLA TUSCIA ESISTE UN PUBBLICO CHE POSSA REALMENTE APPREZZARE QUESTO?
Io credo di si. Credo che l’offerta musicale oggi debba essere il più variegata possibile e noi vogliamo recuperare la dimensione dal vivo in maniera più professionale, per condividere diverse esperienze e percorsi artistici. Quella che nella Tuscia è stato sottovalutato è che c’è un bacino d’utenza potenzialmente molto attento, non quello che possono dirci i dati di vendita delle top 10, ma un pubblico che sappia scegliere. La musica è cultura ed offrire la possibilità di usufruirne, anche se uscire la sera e venire qui implica il non essere troppo pigri, sono sicuro che nel tempo si risolverà in un successo. Ti assicuro che avremo sorprese straordinarie.

