17/12/2007
WINTER BEACH DISCO + The Sheeps + The U-Goes Live all’Officina Belushi del 14 Dicembre 2007
WINTER BEACH DISCO + The Sheeps + The U-Goes“After The Fireworks, We’ll Sail” release party
Live all’Officina Belushi del 14 Dicembre 2007
di Carlo Sanetti
“Ma chi so sti Winter Beach Disco? Mah, poi 3 euro…non lo so, poi fa freddo, meglio andà a prende una birra al pub…”
Vorrei sperare che questo non fosse il medio viterbese “alternativo” fruitore di musica che incontro spesso all’Officina. Chi rifiuta di esercitare la curiosità resta cieco persino dinnanzi a ciò che ha proprio sotto gli occhi, né può godere di qualsivoglia appagamento critico. Poiché l’indie si regge fondamentalmente sull’indie stesso, mi domando se a Viterbo questo sarà mai veramente possibile.
Ma poiché anche nel deserto si costruiscono cattedrali e atterrano aerei, forse niente è impossibile. Poi fa freddo, fa davvero freddo, e secondo me è davvero meglio entrare.
Gli Slint non sono mai stati un gruppo confortevole, ma sentirli sparare dalle casse non appena si entra nella penombra del grande capannone colorato dona un certo calore.
Molto più del solito e pur solare, abbacinante reggae.
Ciondolo verso la gioventù allegra che forma un piccolo crocchio di magliettine a righe, frangette e converse sotto il palco. Lo stacco generazionale a confronto con il mio triste cappotto e la mia post-rock attitude è notevole. E’ questa la nuova Viterbo indie? Sono tutti amici, mi verrebbe da dire che sono tanti, mi sa che non è vero ma fa piacere vederli lì.
E’ l’apertura con i giovanissimi Sheeps e ci sentiamo un po’ nella New York degli Strokes.
Già nel nome: profondamente garage e sixties con l’irriverenza del punk rock.
Con a seguire gli U-Goes, prima noti come Feed Rock and Noise Catch Applauses, potrei dire Veni Vidi Vicious: un mondo Capitan Harlock-style ma con qualche curiosa incursione in dilatate aperture di una certa psichedelia. Non si può negare, entro una certa misura, una discendenza di queste band con i protagonisti della serata: certi tempi danzerecci e quelle chitarre che per brevissimi momenti si allontanano dall’irruenza del garage rock sembrano non lasciar dubbi.
Il tempo di spezzare l’attesa con qualcosa di indefinito dei Sonic Youth, duro a cogliersi tra una chiacchiera e l’altra dentro e fuori: i Winter Beach Disco sono sul palco, annunciano il loro imminente live come un “passaggio di testimone” alle giovani band che li hanno preceduti. Fortunatamente non c’è nessun ritiro, anzi potremmo dire che siamo ad un entusiasmante inizio.
“After The Fireworks, We’ll Say” (il titolo del loro primo vero e proprio disco presentato stasera “nell’unica realtà in questa città di merda”, secondo le parole del cantante Antonio) suona piuttosto come una palingenesi.
Fortunatamente ora c’è più gente. Molti saranno qui per caso, ma non importa.
L’entrata in scena non è così assurdamente sci-fi come in passato, ma la multicolore e minacciosa maschera da wrestler messicano indossata da Alfonso (batteria) può lasciare comunque impressionati.
Spezzandosi, le chitarre aprono le danze e trascinano in scenari post-punk che ci richiamano i Cure di “So What?”; subito dopo, la new-wave si carica sulle frequenze basse fino a sfociare, insieme agli intrecci delle due chitarre, nell’indie rock più scanzonato e travolgente.
L’acustica è terribile e mettersi sotto il palco non sarebbe una scelta saggia, ma qualcuno deve pur cominciare a colmare quell’idiota vuoto ; e poi il rock’n’roll, come qualsiasi gioco d’impatto, ha bisogno di partecipazione, vicinanza, fisicità.
Non importa se l’Orange mi seppellisce da sinistra e la voce a tratti sparisce.
Nella fiction del rock’n’roll esiste un patto non scritto tra pubblico ed autori, e se un grande pregio dei WBD è suonare in maniera tremendamente convinta senza prendersi mai troppo sul serio, il meglio che si possa fare è accettare il patto di finzione e lasciarsi completamente coinvolgere. ED E’ BELLO. Per fortuna molti tra il pubblico, prima timidi, capiscono questo e muovono la testa, battono le mani all’unisono tra gli stacchi goliardici e i deliri della band, qualcuno ci crede talmente tanto che si offre in un folle stage diving come se avesse sotto un oceano di gente a sorreggerlo.
La scaletta è prevalentemente basata sul repertorio del nuovo disco: fondamentalmente quindi è tutto una novità, se si escludono le potenziali hit già lanciate sul myspace del gruppo come “Panic at the Vineyard”, la diretta “Cut and Fit for You” (dove fa la sua apparizione un sax soprano in un inserto dai toni caraibici) e poi vecchi classici come “Jesus Quintino” e “Cuba Libre”, esempio di come il chitarrismo acido alla Pavement ed i power chords possano lasciare spazio ad ambienti sorretti da chitarre liquide, sferzate noise ed ampissimi intrecci di delay. Al centro, una sezione ritmica potente con gli immancabili tempi disco e l’interpretazione e la voce di Antonio dai tratti grotteschi, canzonatori ed allo stesso tempo efficacemente espressivi.
Quando il concerto finisce anche il rock’n’roll cessa: torna il freddo e bisogna anche tornare a casa di fretta perché i live dell’Officina iniziano tardissimo e la sveglia suonerà presto. Però mi sono procurato la mia copia di “After The Fireworks…”; per stare ulteriormente al gioco, avrei dovuto farmela autografare. Penso che ci rivedremo molto presto e non mancherò di chiederlo ad ognuno di loro.
03/10/2007
COSMIC PAINT A PERUGIA
COSMIC PAINT A PERUGIA
reportage del live del 30 settembre di Murcof (musiche) + Saul Saguatti (visuals) : tra elettronica e classica contemporanea
di MAURO TASCIO
http://latanadelmaus.blog.dada.netUn piccolo notebook, un groviglio di fili attorno a un mixer. Un tavolo. Così Murcof si presenta nel capoluogo umbro, in una location che definire suggestiva è assai riduttivo.
Il concerto (ed è singolare parlare di "concerto", data l'assenza di musicisti... ) si svolge infatti all'interno della maestosa chiesa sconsacrata di San Francesco al Prato, appena ristrutturata e adibita a cornice di eventi culturali.
Gia a un po' di distanza dal luogo è possibile percepire quei suoni così familiari agli estimatori del geniale messicano e, una volta all'interno, una bella sorpresa: quattro proiettori che diffondono su altrettanti teli immagini simili a pulsioni vitali, animate in tempo reale, su una tavoletta, dall'artista bolognese Saul Saugatti. Un'interessante sintesi audiovisiva, dunque, non solo un'esibizione "musicale".
Sono squarci di luce e tenebra quelli che regala Murcof, che alterna con sapienza momenti di silenzio costituiti dal pulsare ininterrotto di una ritmica minimale a compulsive esplosioni strozzate improvvisamente e reiterate, che lasciano davvero un nodo alla gola, forme musicali che evocano una rotazione infinita ad altre che danno la sensazione di essere proiettati in un tunnel e tornare indietro, come lanciati da una fionda contro un muro di gelatina.
Un'esperienza quasi mistica è stata vederlo lì, sotto un soffitto di venti metri, e alle sue spalle quel che resta della parete posteriore della chiesa, ruderi che sanciscono il passaggio ad un'altra era, come ruderi sono i campioni che il messicano, al secolo Fernando Corona, estrae da una musica, quella classica, che tutto ormai ha dato, e riporta nel presente con un viaggio cosmico attraverso una galassia digitale.
Una galassia che brulica di emozioni e di vita, come sembra voler sottolineare Saugatti, con la sua opera che pulsa in real-time: i teli si popolano di forme che ricordano cellule, sangue, esseri microscopici che scompaiono, si moltiplicano, vivono e muoiono, simili a stelle e a spirali in continuo movimento.
L'evento, completamente gratuito, che si inserisce nella più ampia manifestazione chiamata "Le arti in città", ha riscosso un buon successo, considerando che quella che propone Murcof può essere considerata una musica (ed è forse riduttivo definirla così) decisamente di nicchia.
Invece, stormi di "sonici" curiosi di ogni età non hanno saputo resistere al fascino della proposta ed eccoli lì, seduti sugli scalini d'ingresso, o in piedi a contemplare le animazioni contorte, chi in silenzio religioso, totalmente rapito dalla sincronica unione tra immagini e musica, chi sussurrando la propria opinione su ciò che aveva dinanzi.
Una serata da ricordare. Ma vorremmo, a Perugia, più eventi così ben organizzati, coinvolgenti, stimolanti e non banali.
Links:
www.myspace.com/murcofwww.murcof.com
21/08/2007
SubTerranea # 1 : video e galleria immagini!
Stiamo raccogliendo tutto il materiale audio e video della serata e lo pubblicheremo in questa sezione!SubTerranea # 1 di VetrallaPictures
clip realizzata da Agostino Cecchini e pubblicata sul video-blog Vetralla Pictures (Link al Blog)
08/04/2007
Void Generator + Alix-Officina Belushi(VT) 7 Aprile 2007
Veglia pasquale all'insegna del rock heavy e psichedelico quella dell'Officina Belushi,che ha proposto due formazioni ben affermate sulla scena nazionale da oltre 10 anni di attività.In apertura una mezz'ora dei romani Void Generator,decisamente orientati su uno stoner dilatato in lunghe suite "spaziali" di denso e corposo amalgama di synth,tastiere e chitarre processate che ricorda Moster Magnet,Kyuss e Motorpsycho.Psichedelia pinkfloydiana ed acidi trip cosmici di fluttuanti dinamiche fortemente elettrificate,alternati a momenti più heavy in cui il canto e gli strumenti, condivisi di volta in volta tra bassista e chitarrista, disegnano linee di circolari riff rock potenti.Dopo di loro gli Alix,quartetto attivo fin dal 1995 in quel di Bologna.Un'ora circa di tiratissimo stoner rock con venature bluesy, dove spicca soprattutto la bella voce e la personalità della vocalist,armata di cembalo, che ricorda Pj Harvey.Alcuni momenti centrali votati ancora alla psichedelia,questa volta spiccatamente più 60's,fondata su dobro,acid-blues e decise pulsazioni ritmiche.Quadrature dal groove profondo,riff tuonanti,evocazioni di polvere del deserto e motori:puro rock'n'roll filtrato in una sensibilità al femminile. Tra Queens of The Stone Age,Jefferson Airplane,PJ Harvey e Patti Smith.La serata è stata caratterizzata da una presenza di pubblico leggermente minore e distratto del solito,anche se soprattutto con gli Alix si è creata una sintonia con una piccola parte degli ascoltatori che sono rimasti interessati e divertiti sotto il palco fino alla fine del concerto.Void Generator ed Alix in questo momento si trovano in tourneé in Italia.Potete seguirli sui loro siti: www.voidgenerator.com o www.alix.bo.it,oppure www.myspace.com/voidgenerator e www.myspace.com/alixband.
ALIX

VOID GENERATOR
02/01/2007
LONDON'S CALLING NUUMAK II
LONDON'S CALLING NUUMAK parte II
-cronaca di un'avventura che finisce alla Mezzanotte di Greenwich,come in qualsiasi fiaba che si rispetti-
Fitta nebbia e pioggia penetrante e sottile: la terra d'Albione ha accolto i Nuumak in un'atmosfera che è quasi uno stereotipo. Boschetti e brughiere cedono il posto ad agglomerati di casupole in mattoncini rossi e capannoni che richiamano la tipica iconografia della rivoluzione industriale,sempre più fitti man mano che ci si avvicina;traffico intenso,supermercati enormi,fino ai grattacieli ed agli enormi palazzi di vetro dove,schierati come soldatini in uniforme,digitano su schermi al plasma migliaia di impiegati nei loro uffici come scatole. Siamo a Londra, e se anche solo l'idea di trovarsi qui per un po' sarebbe entusiasmante per qualsiasi patito di rock n'roll in ogni sua forma, figuriamoci attraversare la city sapendo bene di dover suonare qui con la propria band. C'è poco tempo per fare i turisti: un incontro a Piccadilly Circus sotto l'Eros con il gruppo,per una passeggiata a Soho, e poche ore dopo si ritrovano tutti all'Astoria per prepararsi insieme alle altre bands,provenienti da tutto il mondo,alla finale del GBOB(Global Battle Of the Bands). La filosofia dei concerti nei locali a Londra è molto diversa da quella italiana: iniziano e finiscono presto(in genere dalle 20 a Mezzanotte),così il pubblico ma soprattutto i musicisti ed i fonici possono andarsene a casa o dove gli pare in tutta tranquillità,senza tour de force massacranti. L'Astoria è un teatro.L'ambiente è davvero molto grande(basti pensare che vi è addirittura un piano superiore che si affaccia,a balconata,sulla sala del concerto) ed è stato progettato per una risposta acustica che difficilmente in Italia troverete abbinata ad un semplice rock club. Fin dall'inizio si capisce che la serata sarà intensa : i gruppi previsti sono 25 e cominciano subito a susseguirsi senza sosta,avendo circa 10 minuti a disposizione(due brani) per dare il meglio di sé. Lo sgomento iniziale per tale allucinante ed ingrata rapidità viene addolcito da una perfetta sincronia di lavoro(dei roadies e dei fonici) che permette di non degenerare nel chaos : le bands sembrano essere comunque a proprio agio nell'enorme palco,tra i castelli di Marshalls,ma il tempo concesso loro è comunque troppo scarso per farsene un'idea completa. Nella prima parte dello show spicca comunque la Svet Bolgie Band da Minsk (Bielorussia, www.svetboogieband.com), forte di un leader che è anche un travolgente showman,un pianista old-style e la cui voce bluesy non fa rimpiangere i migliori B.B. King, Muddy Waters e Howlin' Wolf, a cui il sound del gruppo si ispira,nonostante la provenienza geografica,e poi i Giapponesi Flare Odds ( www.geocities.jp/flare_odds/), il cui folle rock n'roll venato di psichedelia ed attitudine indie ha anche il merito di presentare testi in lingua ed inserti melodici d'estremo oriente. “Are you fuckin' enjoying yourselves?”,grida in pieno rock n'roll style un euforico presentatore(che sembra un po' Tricky,un po' il tipo che in una nota pubblicità estiva di una bibita si prende una secchiata d'acqua seduto su una sdraio) nel cambio tra un gruppo e l'altro,mentre l'ampia sala si va sempre più riempiendo nell'oscurità di un popolo del rock n'roll che ama farsi sentire. L'asta personalizzata di Manolo è oggetto di viva curiosità del presentatore prima che i Nuumak vengano finalmente annunciati,dopo circa 15 gruppi,come “la band del paese famoso per il suo cibo e per il suo stile e,tra non molto,anche per…la musica!”,mentre vicino al palco qualcuno scimmiotta versi di Ramazzotti in tono canzonatorio. Per fortuna i Nuumak hanno mostrato che in Italia esiste anche ben altro. Non molte parole di presentazione : l'impatto iniziale è potente,nonostante i suoni dell'intera serata siano stati lasciati inevitabilmente piuttosto standard. Improvvisamente arriva la consapevolezza piena che su quel palco,su cui sono passati nomi come Rolling Stones,Led Zeppelin,Nirvana e Radiohead,ci sono proprio i Nuumak da Viterbo e l'emozione sale così come le grida di incoraggiamento di tutta l'allegra brigata italiana. Si inizia con “Father of Life”,il cui incipit atmosferico ed avvolgente si fonde con la nebulosità purpurea che cinge il palco come un involucro. A questo punto il locale è quasi pieno e le teste di fronte al palco cominciano a muoversi all'esplosione del cuore duro del pezzo,sui pesanti power chords della band.Compaiono anche alcune “horned hands”(cioè le corna,il tipico gesto metal che pochi sanno avere proprio origini italiane),segno che una parte del pubblico sta realmente apprezzando. I Nuumak continuano ad essere di poche parole,così si prosegue immediatamente con “Black Roots”-pezzo in cui le atmosfere più crepuscolari e dark del gruppo sovrastano ed inviluppano le esplosioni metal più che altrove. La scelta di questo brano,in un contesto live di purtroppo non più di 10 minuti,ha forse il difetto di assopire gli entusiasmi generati dall'efficace e violento impatto iniziale,ma i sintetizzatori di Bruno hanno modo di esprimersi al meglio e mettere in piena luce,nell'oscurità fisica e sonica,il lato forse più originale del gruppo. Tanto rabbiosi quanto malinconici,i Nuumak mostrano le loro venature wave alternando sbafati squarci autunnali all'infuriare di tempeste destabilizzanti. Scenicamente il gruppo guadagna qualche punto in più rispetto alla maggiorparte delle formazioni che lo ha preceduto perché il loro look-trascurato da altri- colpisce immediatamente (si ha l'impressione di avere davanti gli infernali cenobiti di Hellraiser,mentre Manolo urla di rabbia e disperazione,dinamicamente proteso in avanti come a spiccare il volo,e Marco si giostra in un violento e fluente head-banging in nera pelle e frange).L'impressione che lasciano andandosene dal palco è comunque ottima ed il pubblico dimostra di aver apprezzato con un applauso. Si prosegue senza pause,in maniera estenuante tanto che,in questo frittatone sonoro,è impossibile mantenere sempre alto il livello di attenzione anche perché,nonostante l'ottima qualità di tutte le bands,molte sembrano mancare decisamente di originalità. Alla fine,si scoprirà che i Nuumak sono l'unica band metal della manifestazione,decisamente più orientata sul rock-hard rock con momenti hip hop/reggae(l'ottima band australiana De Jah Groove, www.myspace.com/dejahgroove) ,etnico rock(i sudafricani Lonehill Estate,www.myspace.com/lonehillestate) ed anche alcune interessanti rivelazioni (come i suoni del rock dell'est,Etwas Unders dall'Ucraina-www.myspace.com/etwasunders-e Millenium dalla Moldavia che,benché logicamente pienamente occidentalizzati nei suoni,conservano qualcosa di assolutamente proprio ed est europeo,oltre al cantato in lingua).La testa ormai scoppia ed il concerto di mezz'ora degli ospiti irlandesi Kopek (www.kopekmusic.com) non può essere apprezzato se non come un grunge pesante come un mattone e graffiante come la voce degli AC/DC,a questo punto poco tollerabile. Finalmente i giudici si presentano sul palco(piuttosto ubriachi e storditi,sembra di vedere)e si accingono a leggere il verdetto che vedrà il primo gruppo aggiudicarsi,oltre ai 100.000 $ ed alla tournee mondiale,tre chitarre Gibson (sponsor ufficiale dell'evento).I Nuumak si fanno vedere tra il pubblico e si uniscono al seguito italiano: quinti a pari merito Cody dalla Danimarca(godibile gruppo country folk-rock),ed i canadesi The Broken Hearted(per i patiti della pentatonica,www.myspace.com/brokenheartedmontreal),quarti gli Electric Co.(che promettono di rivelarsi la miglior band di sempre ad emergere dalla scena rock n'roll di Mexico City,www.myspace.com/theelectricco),terzi i giapponesi psichedelici Flare Odds(che avrebbero potuto tranquillamente trovarsi più su nella classifica)…la tensione incalza e sguardi italiani si incrociano perché,in fondo,ci speriamo davvero tutti…secondi gli indie rockers spagnoli Sixteenth Solid Spread(che di spagnolo non hanno alcunché,piuttosto richiamano in orecchiabili refrain Interpol,Placebo e gruppi della cricca di Franz Ferdinand,comunque piacevoli-www.myspace.com/sixteenthsolidspread)…e primi gli statunitensi Heavy Mojo,in un potente composto rock/hip-hop che ha tutti i tipici,fascinosi e beceri ingredienti del mainstream più hollywoodiano. Scrosciano applausi e celebrazioni,un po' di amarezza italiana si legge nei volti della nostra cerchia,ma perlopiù dominano i sorrisi. A mezzanotte è tutto finito,come in una fiaba dark di Cenerentola;l'Astoria è tornato deserto con una rapidità disarmante e la luminosa notte londinese accompagna i Nuumak carichi di strumenti lungo Oxford Street,in cerca dell'albergo,comunque contenti ed usciti più che dignitosamente dal confronto internazionale. Il GBOB(giunto alla terza edizione) ha avuto il merito di dare visibilità alla musica di paesi solitamente in assoluta ombra. L'aria di condivisione e di reciproco scambio culturale che si respirava tra il pubblico e tra i musicisti è stata la cosa migliore di tutto l'evento. Da un'altra prospettiva però,la serata ha dato una dimostrazione molto più eloquente di tante parole di cosa significhi globalizzazione.Per i Nuumak resta la soddisfazione di un'esperienza indimenticabile,nonché di aver dato l'onore a Viterbo di rappresentare per la prima volta l'Italia nel contesto internazionale del GBOB.
Link correlati:
www.gbob.com
www.getrocked.it
www.myspace.com/nuumak
07/11/2006
LONDON CALLING NUUMAK
"Da Viterbo,i Nuumak salgono la vetta nazionale del "Global battle of the bands" al Kindergarten di Bologna.Londra chiama."Non breve il viaggio in furgone con la band,molte le deviazioni per raccogliere amici e sostenitori sparsi un pò qua ed un pò là per L'Italia lungo il percorso.Tutto per un quarto d'ora di live adrenalinico,comunque vada.Già vincitori su sei gruppi della serata al Traffic di Roma del concorso internazionale "Global battle of the bands",che ha visto sfidarsi per l'Italia più di 50 formazioni in numerose serate in giro per il nostro paese,i Nuumak sono diretti alla finale nazionale del Kindergarten di Bologna.Il locale è un ampio ambiente ricavato da quella che si intuisce dovesse essere una fabbrica,di cosa non si sa.Robert Smith,Syd Vicious,David Bowie ed altri illustri personaggi ti accolgono all'interno salutandoti calorosamente da 2 metri x 4 di stampe a colori appese ai muri ed alle ampie vetrate ,ingrigite dalla Bologna industriale che si snoda tutt'attorno.I cessi sono belli,decorati di una accesa estetica indie-punk,hanno persino il bidet.Fantastico.La bionda e vispa fonica sta sudando dietro la console per il check degli House of Shakira,una sorta di Europe/Bon Jovi borchiati e boccoluti,dalla Svezia.Saranno il gruppo della serata,ma prima tocca alle 8 bands in lizza per la sfida finale di Londra.
Perché l'organizzazione di questi concorsi,nonostante l'apparente bontà degli scopi(tra cui vi sono inevitabilmente anche i locali che devono tirar su pubblico),sembra voler fare di tutto per mettere tecnicamente in difficoltà i concorrenti è un mistero..Otto gruppi,appena tre canzoni a testa(un quarto d'ora scarso) e niente sound check.Che se vogliamo fare un paragone,è quasi come chiedere a Valentino Rossi di portare la moto bendato.Sic stantibus rebus,la posta in gioco è comunque appetibile e la possibilità di esibirsi a Bologna è stata già una vittoria e l'occasione di fare una bella esperienza.Il primo gruppo che compare nel gabbione che cinge il palco del Kindergarten ha sonorità e look new-wave,tra gli Smiths ed i contemporanei Interpol,ed una forte vena elettro-pop.Non sono niente male,e la batteria elettronica offre quadrature precise ed interessanti.I secondi,ben più anziani,propongono un blues-hard rock di stampo "sudista" con tanto di cappelli da gringo.Godibile,ed anche entusiasmante sarebbe se all'uscita del locale trovassimo il cielo sempre blu d'Alabama e non l'umida notte industriale di Bologna.I Nuumak arrivano per terzi.Si presentano come sempre ricordando negli abiti i cenobiti infernali di Hellaraiser.Perfetto costume per una ben ponderata e solida architettura musicale.Inizialmente ci sono problemi,la testata toccata in sorte a Manolo ( voce-chitarra) non vuole farsi sentire ed i musicisti danno segno alla bionda-fonica che sul palco è l'entropia dei suoni.Inevitabile,come si spiegava sopra.Ma l'energia e la voglia di suonare c'è,anche al buio,ed i Nuumak mostrano la loro massiccia tempra tirando fuori un sound granitico,vero metallo duro ed arcigno accompagnato dall'impatto visivo del chitarrista-colosso Marco in pieno head-banging e dal canto melodico alternato al growl ruvido e rabbioso di Manolo,la cui immagine a tratti ricorda l'urlo dell'angelo incatenato di St.Anger dei Metallica.Molto suggestivo.Il basso sfuma lo zoccolo duro con vene dark senza spostare il baricentro grave(basso a 5 corde,chitarre a 7 corde) mentre il sintetizzatore di Bruno e gli altri suoni sintetici,che in maniera alternata assumono le chitarre,aprono orizzonti melodici ed aperture avvolgenti anche nelle esplosioni più veementi.Fondamento di questo muro una batteria solida e precisissima,a sugellare un sound ed un'attitudine matura,un dark/death/nu metal tra le cui influenze possiamo riconoscere Korn,System of a Down,Slipknot,le ferraglie post-industriali abbandonate sotto i tratti più decadenti delle mura medievali di Viterbo e l'eye liner di Robert Smith.Ai Nuumak,seguono dei buoni indie-rockers che sembrano richiamare i nostrani WinterBeachDisco,poi un gruppo che rimembra una versione quasi metal e sinceramente insopportabile dei Litfiba di "Terremoto",anche se tecnicamente mostruosi,un trio metal-crossover incazzatissimo e gasatissimo ma poco convincente,un buon gruppo rock forse un pò incolore ed uno simil- Pearl Jam .
Segue il concerto dei capelluti House of Shakira,dei professionisti assolutamente fuori tempo ma divertenti e coinvolgenti.
Alla fine,il buonsenso dice che che i candidati in lotta non possano essere altri che gli Oranjet(l'elettro-pop/new wave),i Nuumak e gli indie-rockers.Il timore dell'iniquo sistema di votazione del pubblico,su cui si sono parzialmente basate le altre serate,si rivela infondato e la giuria preposta dimostra di giudicare rettamente,svelando la classifica dagli ultimi ai primi:in cima restano i gruppi che sembravano oggettivamente i migliori.La lista si assottiglia sempre più finché non restano gli Oranjet ed i Nuumak.
Incredulità,attesa,sgomento,sorrisi beffardi,speranza;orecchie attappate a non voler sentire,mani scaramantiche,mani madide di freddo sudore.I Nuumak sono vincitori.La gioia esplode inattesa.Viterbo rappresenterà l'Italia contro il resto del mondo nelle serate di Londra.Tenete d'occhio questo gruppo peché non è PER NULLA poco quello che è riuscito a fare.

Formazione:
Deiana Manolo (Chitarra - Voce)
D'Eletto Fabrizio (Basso)
Di Martino Fabrizio (Batteria)
Ronconi Marco (Chitarra)
link correlati:
http://www.gbob.com/ita/gb_view_band.asp?band=2912
http://www.musicalnews.com/articolo.php?codice=8778&sz=4

