11/04/2007
CocoRosie
Sorelle/guerriere dell’arcobaleno
Tra le magie del Circolo degli Artisti e le avventure insieme a bianchi cavalli-fantasma abitanti di un limbo obliquo, ecco cosa abbiamo sinesteticamente udito con gli occhi.
06/04/07. “This is our first show in a while”. Si mostra forse un po’ intimidita pronunciando queste parole ,ma sorridente,Sierra Casady, l’altra delle due sorelle. Le CocoRosie hanno scelto Roma ed il Circolo degli Artisti come sede per il primo concerto della tourneé di “The Adventures of GhostHorse and Stillborn”, il terzo disco dopo Noah’s Ark in uscita in questi giorni per la statunitense “Touch ‘n’Go” . Anime raminghe, visionarie, pagane e spirituali, difficilmente definibili, le sorelle Casady ( la già citata Sierra e Bianca, Coco e Rosie secondo i loro nomignoli d’infanzia) sono artisticamente ed umanamente intime a quel giro artistico newyorkese che comprende figure quali Antony and the Johnsons e Devndra Banhart. Movimento che è stato affiancato dalla stampa al “New Weird America” ( corrente neo-folk psichedelica di “outsiders” dei 2000’s), comprende un fluire e rimescolarsi in qualcosa di assolutamente nuovo di folk americano stile 60’s, hip-hop , cultura freak , classicismo formale , sperimentazione , romantica sensibilità europea ed un’attitudine poetica e lirica che fanno pensare ad una sorta di sofferto umanesimo. Le CocoRosie racchiudono molto di tutto questo. Al circolo degli Artisti si sono presentate in una formazione a cinque: le sorelle alternandosi nel loro tipico dualismo vocale hip/hop bambinesco( il particolarissimo timbro di Bianca) ed operistico ( la voce di soprano di Sierra) , tra arpe,flauti e giocattoli cigolanti, insieme alla formidabile groovebox umana del francese Tez (http://www.myspace.com/tezshimer) , pianoforte e basso. Si potrebbe sfidare chiunque a riconoscere tra le percussioni di “The Adventures of GhostHorse and StillBorn” una ricca base ritmica prodotta da un’unica voce umana, e non da una macchina! Così è stato anche per il concerto ( Tez tra l’altro ha offerto una sua applauditissima performance jungle in apertura), mentre le CocoRosie hanno presentato al pubblico romano essenzialmente il repertorio del loro ultimo lavoro. Numerosi i momenti dalle cadenze hip hop interpretati da Bianca, a volte interrotti dai riflessivi e magici intermezzi lirici di Sierra (“Rainbowarriors”,”Houses” in apertura ). Il lirismo si nutre del forte contrasto, anche “culturale”, tra le due voci, mentre l’architettura sonora si delinea in ballate chiaroscurali, mosaici cristallini di arpe , pianoforti , bassi felpati , chiari fiati e movimenti indefiniti di giocattoli piagnucolanti , recitativi androgini e fanciulleschi, vecchi carillon ,campanelli e strani ruggionosi aggeggi che filtrano le voci. Il tutto assume una patina ocra che sa di ricordo, di infanzia , degli oggetti densi di significato del nostro passato riscoperti in chissà quale angolo di oblio. Questa è la magia delle sorelle Casady che sanno coinvolgere , zittire e trascinare con sé il pubblico del Circolo stipato all’inverosimile. Il ritmo del disco è complessivamente lento , così come quello del concerto che mostra anche elementi ancora da rodare , ma alcuni momenti di filastrocche dondolanti ne accelerano la cadenza così come l’efficace musicalità delle parole scelte da Bianca(Japan, Werewolf, Animals) ed anche in mezzo alla puzza e al sudore che farebbero rimpiangere persino i vagoni della metro a Termini viene voglia di ballare. Ed ancora ninne nanne lunari che rapiscono l’anima nei nebulosi solismi di Sierra ( Black Poppies , Bloody Turns e la più dolce Sunshine), accenni di scrtach vocali e vago
minimalismo folk/sintetico ( Promise ). La formula CocoRosie ha il potere di placare ed inquietare l’animo allo stesso tempo. Compaiono apparenti fughe “flower power” in un mondo di ingenua gentilezza naif e comunione mistica con la natura ( “I always knew I would spend a lot of time alone/no one would understand me/maybe I should go and live amongst the animals”-Animals; ”We are Rainbowarriors/evil come not near/rainbow awaits us/with hearts of love and tears”-Rainbowarriors ) , sottolineate dall’iconografia fatta di immagini di animali fantastici e continui richiami agli indiani d’America (anche a causa delle origini Cherokee di Bianca e Sierra). Ma subito dopo lo spazio si fa oscuro e vagamente spettrale anche se dolce ( “ in summer shade of moony light/hazy veils of clouds loom low/like warm kittens close to the earth/underground bodies stir with no sound”-Black Poppies) , denso di malinconia o anche vera e propria evocazione carica di risentimento ( “I dont’ mean to close the door/but for the record my heart is sore/you blew through me like bullet holes”-Werefolf). Quest’ultima tendenza è particolarmente percepibile sul disco, più sottilmente inquietante e misterioso nelle atmosfere che nel live.Quella che viene mediata è un’esperienza umana ricca e fortemente sentita, contenuta in un involucro formale che ci si presenta come un vago sogno di cui riusciamo a riconoscere alcuni singoli elementi, ma che resta avvolto in una visione d’insieme sconosciuta alla coscienza, ondivaga, sicuramente affascinante.
Benché gli ingredienti rimangano sostanzialmente i medesimi di Noah’s Ark , il pubblico romano dimostra di adorare davvero queste ragazze seguendo ogni movimento umorale della musica ed esplodendo in ovazioni al profilarsi di canzoni degli episodi passati ( come “By your side” e la richiesta e prontamente eseguita “Terribile Angels” ). Mentre Sierra appare via via sempre più in empatia con la gente giostrandosi tra l’arpa, la chitarra ed il sintetizzatore , Bianca si mostra meno espansiva , nascondendosi tra i ninnoli e le cincaglierie giocattolose che grazie a lei levano un canto bislacco e solo apparentemente disordinato. Nel locale non c’è più nemmeno un interstizio per respirare, ma ogni singola nota sembra ridare fiato all’aria soffocata. Gli altri strumentsti rimangono in penombra ma costantemente presenti , sotto lo schermo che proietta cartoni animati tra cui sembra di scorgere “Mio Mini Pony” , fino al finale che vede tornare tutti sul palco a grande richiesta per altri due apprezzatissimi brani.
Le CocoRosie rappresentano un fenomeno complesso, penetrabile gradualmente a strati, forse anche una sorta di nuovo genere che ha appena definito le sue coordinate insieme agli amici/collaboratori( Antony, presente nell’ultimo lavoro in Miracle e Devndra Banhart , autore di Hosues ). Forse anche per questa contemporaneità di prospettiva, un incontro con il loro mondo poetico/musicale potrebbe lasciare con più di un dubbio in testa, ma sia che si abbiano sensazioni di fastidio o di assoluto rapimento, sicuramente non si resterà indifferenti all’alchimia che sa di connubio tra cultura di strada e cultura ufficiale , alone misterioso che d’improvviso sa virare per riportaci indietro in un inconscio salto Freudiano tra le nebbie dell’infanzia , dove giace il nostro amato (temuto?) orsetto parlante di un tempo.
www.cocorosie.com
www.myspace.com/cocorosie
11/11/2006
Sonic Youth:Daydream Nation (1988)
Daydream Nation,il sogno americano visto dall'altra parte,in cui si scorgono allucinati inferni metropolitani,tetro disagio esistenziale,lisergici degradi psichici,anime alienate e dissociate ma non per questo meno attive:"I wanted to know the exact dimensions of hell",canta(?) algida Kim Gordon in "The Sprawl".
Daydream Nation,distacco nichilistico e dura critica sociale,dove l'avant-garde rumoristico delle precedenti esperienze si fonde con una cristallina sensibilità per la forma-canzone pop/rock in un equilibrio perfetto.Fin dall'inizio,"Tennage Riot" mostra trame di rumore sinfonico,accordature aperte ed una devastante energia punk rock che rende questo incipit un vero inno di protesta.I brani si alternano in sequenze musica-rumore-musica delineando successivamente,tra percussività ritmiche ossessive e taglienti riffs("Cross the Breeze","The Sprawl") complessi e compatti muri sonori eretti da vorticose e mirabili dissonanze di chitarre esasperate che sfociano in vere e proprie cavalcate noise isteriche ed avvolgenti("Silver Rocket","Rain King" su tutte) che non mancano mai di sfumare in disincanate destrutturazioni (nella trilogia finale:"The Wonder","Hyperstation") o in riprese sbafate del tema principale ("Total Trash",le ballate garage-rock "Eric's Trip" e "Hey Joni").Ma è nella voce atona,persa e gelida delle litanie di Kim Gordon ed in particolare nei furiosi e lancinanti fendenti chitarristici ("Kissability") e nella violenza punk-hardcore(l'ultimo episodio della trilogia finale,"Eliminator Jr") che il Chaos Sonico raggiunge un'incisività massacrante ed inonda il cervello della sua armonia."Candle" è il singolo che si pianta in testa e si fa paradigma degli ingredienti che hanno reso i Sonic Youth un gruppo fondamentale e tra i più imitati nell'indie degli ultimi 20 anni,mentre "Providence" è un breve ed evocativo divertissement sperimentale che vede Thurston suonare il pianoforte(registrato con un walkman) in un'atmosfera da temporale atlantico.Appartenenti alla New York della contro-cultura intellettuale e delle gallerie d'arte d'avanguardia,la Gioventù Sonica ama disseminare citazioni extra-musicali tra le sue acide jam( "The Sprawl" si riferisce agli inqiuetanti scenari futuristici dello scrittore cyberpunk William Gibson,mentre "Eric's Trip" è ispirata da un monologo all'LSD del film "Chelsea Girls" di Andy Warhol).
I Sonic Youth hanno continuato fino ad oggi a seviziare gli strumenti dilaniando ogni confine sonoro in maniera sempre un pò diversa ad ogni tappa della loro lunga carriera,ma restando comunque fedeli ai dettami tracciati in quest'opera.In ogni storia dell'uomo esistono degli spartiacque che non possono essere ignorati se si vuole comprendere bene la situazione del presente.I Sonic Youth e Daydream Nation sono uno di quelli."

